Come l’avatar di Prabowo sta conquistando la GenZ: tecnologia e politica si fondono

Come l’avatar di Prabowo sta conquistando la GenZ: tecnologia e politica si fondono
Prabowo

Nella moderna arena politica indonesiana si è consumata una vicenda che ha dell’incredibile, un episodio che sembra uscire dalle pagine di un romanzo cyberpunk ma che, invece, segna un nuovo capitolo nella storia delle elezioni nel paese. Un candidato, determinato a conquistare il favore dell’elettorato, ha optato per una strategia inedita, dimostrando come l’innovazione tecnologica possa avere applicazioni sorprendenti anche nella corsa al potere.

Il protagonista di questa storia ha scelto di ricorrere all’intelligenza artificiale per vestire i panni del politico “carino e coccoloso”, un personaggio capace di strizzare l’occhio agli elettori, facendoli sentire a proprio agio, quasi come se fossero di fronte a un amico di lunga data, un vicino di casa o un membro affettuoso della comunità. L’obiettivo? Trasformare la sua immagine pubblica, superare la freddezza tipica della politica e instaurare un rapporto empatico con la base.

Questa mossa strategica si è tradotta in una serie di campagne pubblicitarie e comunicati in cui l’aspetto del candidato appariva modificato. Grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale, la sua immagine è stata resa più gioviale e rassicurante, con un sorriso sempre presente e uno sguardo che sembrava penetrare lo schermo per stabilire un contatto visivo diretto con chi lo osservava.

Il cambiamento non è passato inosservato. Gli elettori, abituati al tono spesso rigido e formale della politica tradizionale, si sono trovati di fronte a un’espressione di politica nuova, una che sfrutta i più recenti strumenti digitali per creare una connessione emotiva. Le reazioni sono state variegate: alcuni hanno accolto con entusiasmo questa ventata di freschezza, altri hanno espresso perplessità, interrogandosi sulla genuinità di un’immagine così calibrata e sulla sostanza che dovrà sostenere l’apparenza.

Tuttavia, il dibattito si è esteso ben oltre la semplice valutazione estetica del candidato. Gli esperti di comunicazione politica hanno iniziato a riflettere sull’impatto che simili tecniche possono avere sullo sviluppo del discorso pubblico e sulla percezione della politica da parte dei cittadini. Si parla di un cambiamento epocale, in cui l’intelligenza artificiale potrebbe diventare una compagna fissa delle campagne elettorali, capace di modellare l’immagine dei politici secondo le aspettative e i desideri dell’elettorato.

C’è chi sostiene che l’uso dell’intelligenza artificiale in queste forme possa aprire la porta a manipolazioni più subdole, dove la realtà viene sovvertita e l’autenticità del discorso politico si perde in un mare di immagini costruite ad arte. Altri vedono in questi strumenti una democratizzazione della comunicazione politica, con la possibilità di avvicinare figure prima distanti e inaccessibili all’esperienza quotidiana delle persone.

La questione solleva interrogativi etici non trascurabili: fino a che punto è lecito plasmare l’immagine di un candidato prima che ciò si traduca in un inganno? E quale ruolo dovrà avere l’onestà nella presentazione di sé in un contesto sempre più dominato da algoritmi e intelligenze non umane?

Di certo, l’episodio indonesiano non resterà isolato, poiché prefigura già un futuro in cui ogni politico dovrà confrontarsi con la tentazione di affidarsi alla macchina per conquistare il cuore e la mente degli elettori.