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Di Canio su Lukaku: “Ecco cosa ha fatto…”

Di Canio non ha mai nascosto le sue perplessità su Lukaku, anche quando era in Italia. Ha sempre condotto una sua battaglia personale, da osservatore della Premier, per spiegare al grande pubblico che si trattava di un ottimo giocatore, ma non di un numero uno assoluto come si voleva far credere. I fatti sembrano dargli ragione. Le difficoltà che il belga sta incontrando al Chelsea, culminate con l’intervista in cui di fatto annuncia di voler andare via e di voler tornare all’Inter, hanno spiazzato tutti, ma non Di Canio.

Di Canio su Lukaku va già duro

Che a Sky Sport ha analizzato le parole del belga nell’intervista che di fatto lo ha escluso dal match con il Liverpool e adesso lo mette sul mercato in questa sessione di gennaio: “Ci sono vari aspetti da considerare in questa intervista: il carattere, le contraddizioni, il momento, la non consapevolezza di cosa stai dicendo e a quali livelli. Poi, la debolezza di un atleta che dopo sei mesi si arrende perché forse è arrivato lì con un’arroganza dovuta al fatto che non si rende conto delle dimensioni e dei livelli. Ha vinto lo scudetto in Italia da co-protagonista insieme ai suoi compagni, ma non è un Messi o un giocatore così. Con Zapata, l’Inter avrebbe vinto ugualmente. Un giocatore funzionale che ha fatto il suo dovere. Poi, è andato nella squadra campione d’Europa, in un altro campionato che per difficoltà è 10 volte superiore a quello italiano, in cui devi lottare contro squadre come City e Liverpool”.

Di Canio non ha mai considerato Lukaku un numero uno, e i fatti adesso gli stanno dando ragione: “Al Chelsea sei uno dei tanti. Se arrivi lì e pensi invece di essere il numero uno non hai capito nulla. Oltretutto, lo fai dopo aver avuto problemi fisici. La squadra ha giocato meglio senza di lui, anzi, molto meglio. E’ un giocatore fragile: sembra avere carattere quando parla così, ma in realtà è fragilissimo”.

Ecco cosa ha fatto Lukaku secondo Di Canio

L’ex giocatore di Lazio e West Ham, adesso commentatore della Premier su Sky, spiega che il suo atteggiamento potrebbe costargli caro: “Si è fatto un autogol clamoroso, ha fatto un disastro e ha scontentato tutti, anche se stesso. Un moto d’orgoglio ce l’hanno tutti: lui, per caratteristiche caratteriali è, e ripeto senza ironia, un panterone moscione, e non è mai stato cattivo e voglioso in tutte le situazioni. Lui deve dire a se stesso: ‘Cavolo, devo avere un moto d’orgoglio ed essere decisivo qui al Chelsea, conquistandomi tutto passo dopo passo’. Non basta aver vinto lo scudetto. Essere uno dei tanti in una squadra come il Chelsea è già tanto per uno come lui, alla soglia dei 29 anni dopo aver vinto uno scudetto in Italia. Alle prime difficoltà è crollato, ha mollato. Credo che già da un po’ Tuchel non fosse soddisfatto e che il Chelsea si stesse mangiando le mani per la spesa fatta per un giocatore che, a conti fatti, non serviva nemmeno così tanto. Il club potrebbe sentirsi anche offeso”.

Lukaku tornerebbe all’Inter

La parte difficile della gestione della situazione adesso è tutta sulle spalle del club londinese, che ha fatto un acquisto importante in estate e che adesso rischia di ritrovarsi in casa un capitale svalutato: “Lui ha detto che tornerebbe all’Inter, ma al momento il Chelsea potrebbe sentirsi anche un club superiore in questo momento storico. Magari i compagni lo vedono come parte debole: c’è chi si fa il mazzo e chi si lamenta alle prime difficoltà. Il Chelsea potrebbe avere una brutta gatta da pelare”.

Infine un commento impietoso: “Al Chelsea sei uno dei tanti. Se arrivi lì e pensi invece di essere il numero uno non hai capito nulla. Oltretutto, lo fai dopo aver avuto problemi fisici. La squadra ha giocato meglio senza di lui, anzi, molto meglio. E’ un giocatore fragile: sembra avere carattere quando parla così, ma in realtà è fragilissimo”.

La decisione di Tuchel sul match contro il Liverpool

Tuchel aveva spiegato così l’esclusione di Lukaku dal match contro il Liverpool, poi terminato 2-2: “La cosa è diventata troppo grossa, troppo rumorosa, così vicina alla partita. Così ho deciso di proteggere la preparazione per la partita. Ovviamente ne abbiamo parlato, ne abbiamo parlato due volte, ho parlato con i protagonisti, certo, ma poi abbiamo dovuto comprendere che era troppo vicino alla partita. Abbiamo rimandato la decisione sul da farsi, ma mentre rimandiamo dobbiamo tutelare la preparazione della partita”.