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Sarri sfida il recente passato: “Juve inallenabile? Ecco la verità”

Non sarà una partita come le altre quella che attende Maurizio Sarri domani pomeriggio allo stadio Olimpico. A far visita alla sua Lazio, ancora in fase di costruzione, arriva la Juventus. U a squadra allenata per un solo anno, in piena pandemia, in una stagione comunque culminata con la vittoria dello scudetto.

Un successo sottovalutato

Uno scudetto cui probabilmente non fu dato il valore che meritava, e la cui importanza probabilmente si è capita un anno dopo, quando la Juventus di Pirlo, sostanzialmente con gli stessi uomini, ha colto un quarto posto all’ultima giornata grazie al suicidio sportivo del Napoli di Gattuso contro il Verona: “Quello scudetto vinto non fu neanche celebrato, mentre poi un anno dopo hanno festeggiato per il quarto posto”, sottolineò polemicamente Sarri.

Per Maurizio Sarri una carriera relativamente breve alle spalle, se si considera il calcio di alto livello. Dopo l’exploit ad Empoli, per lui lo scudetto sfiorato a Napoli, l’Europa League vinta con il Chelsea e lo scudetto conquistato con la Juventus. Una serie di risultati incredibili, che però non gli sono bastati per restare sulla panchina bianconera.

Inallenabili? Leggenda metropolitana

Ora il progetto Lazio, che stenta a decollare ma che probabilmente costituisce quello ideale per consentirgli di esprimere la sua filosofia di calcio. Ciò che non è stato possibile fare alla Juventus, dove il risultato conta più di ogni altra cosa: “Cosa mi è rimasto di quella esperienza? Uno scudetto vinto. Che non è poca cosa per uno come me che è partito dai dilettanti, ha conquistato varie promozioni nei tornei inferiori e poi ha chiuso il cerchio vincendo anche il massimo campionato. E forse non è stato poca cosa neppure per la squadra, che veniva da otto campionati vinti. Ma quella fu una stagione molto particolare, durata undici mesi. Non fu semplice imporsi”.

A Sarri fu attribuita una frase che ancora oggi fa discutere, ma che lui nega di aver mai pronunciato: “Il termine ‘inallenabili’ riferito ai giocatori non l’ho mai usato. È una virgoletta che mi è stata attribuita, ma che io non ho mai detto”.