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Inter, Marotta ha un sogno che risolverebbe il caso Icardi

Il caso Icardi va risolto nel modo più indolore possibile. Dato per scontato che in virtù di quello che è accaduto, il giocatore è fortemente svalutato, Marotta vuole uscirne nella maniera migliore possibile. Lo scenario peggiore sarebbe darlo alla Juve per una cifra bassissima. La via di mezzo sarebbe darlo al Napoli per una cifra congrua o all’estero, ma Icardi da quell’orecchio non vuole sentirci. Il sogno per Marotta sarebbe riuscire a darlo alla Juve in cambio di Dybala. Regalerebbe così ai tifosi un giocatore di cui innamorarsi, e soprattutto secondo la sua valutazione ci guadagnerebbe dal punto di vista tecnico. Ma è uno scenario difficilissimo.

Intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva, il giornalista Fabrizio Biasin ha parlato del progetto del nuovo San Siro: “Ho dubbi sulla tempistica, perché se si aspettano le Olimpiadi si bloccano i ricavi per 10 anni. E sull’idea stadio unico mentre ovunque si va in altra direzione: capisco divisione spese ma significa anche ridurre guadagni futuri”.

Spazio ad un commento sulla situazione Icardi: “È stato invitato a trovarsi altra sistemazione: sarà Napoli o Juve in Italia, Atletico all’estero. Compito dell’Inter è cercare soluzione meno dannosa, ovvero senza rafforzare la Juve, a meno che non ci sia un affare tipo scambio con Dybala. Quelle che riguardano lui e Nainggolan sono scelte della società sposate dal tecnico, che non entrano nel merito delle qualità quanto di un discorso di ricostruzione di un gruppo, che per Conte è la cosa principale”.

Sulle forze in campo nel nuovo campionato: “Le griglie sono fatte per essere smentite. E’ ancora molto presto ma la Juventus per me è ancora nettamente favorita, poi ci sono Napoli ed Inter alla pari con le altre molto staccate”.

Chiusura su Walter Mazzarri: “Sono sempre stato molto scettico su di lui, mi ha fatto ricredere. Anche quanto fatto all’Inter con quella squadra credo debba essere rivalutato, ora ha fatto bene al Torino, che poi debba migliorare sul piano comunicativo non lo scopro io”.