Ultime notizie dall'Italia

Pensioni, Boeri boccia l’anzianità contributiva per aprire alla flessibilità


Il tema della riforma pensioni ormai verte soprattutto sul tema della flessibilità, unica via d’uscita auspicata che consenta di puntare sull’età e non sui contributi per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro. Ne è convinto anche Tito Boeri, Presidente dell’Inps secondo cui l’età deve essere la scriminante per anticipare la pensione e non l’anzianità contributiva.

«Non bisogna ripristinare vecchi criteri pensionistici. Se si vuole introdurre maggiore flessibilità quanto al tempo di percezione della pensione dobbiamo porre requisiti di natura anagrafica e non contributiva: l’età deve essere il fattore che decide e non l’anzianità contributiva».

L’occasione per esprimere il suo punto di vista Boeri l’ha avuta nel corso dell’audizione di fronte alla Commissione Lavoro della Camera.

Boeri si è detto convinto che l’unico modo per introdurre nel sistema pensionistico «una maggiore flessibilità è quello di tenere conto delle problematiche delle donne, sarebbe importante non ripristinare vecchi requisiti di anzianità contributiva, vantaggiosi per gli uomini». Quindi «età del lavoratore fattore centrale e non anzianità contributiva».

Boeri affronta anche il tema delle ricongiunzioni onerose, che non possono più andare avanti: «la revisione dell’istituto di ricongiunzione onerosa andrebbe fatta, me lo auguro, sarebbe una riforma che guarda alle donne». Per Boeri è infatti un sistema che «impone costi elevati», che impediscono di rimettere insieme carriere discontinue». L’augurio è che operazione « venga fatta in sede di modifiche da apportare al nostro sistema previdenziale».

E’ stata anche l’occasione per fornire qualche dato: nel 2014 mediamente le pensioni degli uomini erano il 40% più alte di quelle delle donne a causa di differenze tra le retribuzioni e diverse anzianità contributive che caratterizzano i due generi. «Se guardiamo ai lavorati dipendenti, i salari delle donne erano il 68,6% di quelli degli uomini nel 2013. Nel lavoro para-subordinato i divari sono ancora più accentuati: le retribuzioni delle donne sono il 50% di quelli degli uomini», ha spiegato Boeri.

«La seconda ragione – ha aggiunto – riguarda le regole pensionistiche: una grossa componente della disparità è legata a alle pensioni di anzianità che hanno storicamente avvantaggiato gli uomini con maggiori anzianità contributive». Tra le pensioni di anzianità «4 su 5 sono per gli uomini e gli importi hanno un divario molto rilevante». Insomma la sensazione è che ci sia ancora molto da fare.