Riparte dal normalizzatore Stefano Pioli il Milan. Il sogno di costruire un Milan che gioca a testa alta e senza paura con Giampaolo si è infranto dopo sole sette partite. Troppo pochi i segnali positivi che la squadra ha inviato in questi primi due mesi di campionato. La sosta per le nazionali come sempre invoglia ad approfittare dei giorni disponibili per cambiare e spinge a riflessioni definitive.

Maldini si è arreso all’evidenza: nemmeno la vittoria in rimonta contro il Genoa, che pur aveva mostrato passione e spirito di reazione nei giocatori, è bastata a salvare la panchina di Giampaolo. Come sempre ciò che arriva all’esterno è troppo poco per capire cosa davvero abbia convinto Maldini e Boban a sollevare Giampaolo dall’incarico. Sguardi, sensazioni, clima, possono essere solo respirati durante la settimana, negli spogliatoi, in allenamento.

Evidentemente c’erano pochi segnali che lasciassero intravedere una crescita nel gioco e nella convinzione. E allora meglio cambiare rotta prima che sia troppo tardi. Alla fine i punti dalla Champions sono solo 4, e non è che le dirette concorrenti (Lazio, Roma,) corrano più di tanto. Sempre che l’Atalanta non mantenga il ritmo di questo avvio di stagione, che poi è anche quello dello scorso anno. Perchè è evidente che il posto disponibile per la Champions sia solo uno, considerato che Juventus, Inter e Napoli sembrano in grado di conquistare le prime tre posizioni senza troppi patemi.

Da capire in che ordine finiranno, ma davanti a loro difficile possa inserirsi qualcuno. E allora meglio cambiare adesso, per non avere troppi rimpianti. Maldini e Boban avrebbero voluto farlo con Spalletti, ma l’orgoglio e il rancore del tecnico toscano hanno superato la voglia di rimettersi in gioco. O forse semplicemente il Milan non era una motivazione abbastanza forte. Se avesse chiamato il Real Madrid, per dire, siamo sicuri che l’accordo con l’Inter il tecnico di Certaldo l’avrebbe trovato in pochi minuti.

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