Trasferta delicatissima per il Milan di Giampaolo, già a un bivio. In virtù delle sconfitte di Roma, Lazio e Napoli, vincere vorrebbe dire issarsi al quarto posto e guardare la classifica con altro occhio. Al contrario, perdere o pareggiare con il Torino significherebbe continuare a navigare nella mediocrità. Lo sa bene Giampaolo: “C’è il dovere, che non voglio sia forzato bensì sentito, di ripartire e rialzarsi – racconta Giampaolo -. In settimana ho visto una squadra sempre più fidelizzata, che lavora bene, che ha saputo mettere da parte la delusione. Bisogna reagire a testa alta e ripartire con determinazione e convinzione”.

“Sono consapevole di ciò che siamo oggi e di cosa bisogna migliorare. Le cose le conosco. Le responsabilità sono mie. Non siamo contenti, ma lavoriamo per essere più forti e convincenti, per essere più padroni della partita. Occorre migliorare nel palleggio, abbassare la percentuale dei passaggi sbagliati, e dobbiamo essere in tanti vicino al pallone. Turn-over? Le scelte saranno in funzione di questa partita e non di quella successiva”.

Il Milan e da quarto posto? “È un quesito che significa poco per me. Dobbiamo semplicemente lavorare per fare il meglio, e non fissare l’obiettivo numericamente. Lavorare per essere più forti, poi valuteremo. È una domanda a cui sfugge qualsiasi risposta. Di certo là davanti dobbiamo migliorare, ma Piatek non è un caso. Bisogna lavorare per metterlo nelle condizioni migliori. Devo trovare la quadra fra le caratteristiche di tutti e sei gli attaccanti, e so che la troveremo. Un giudizio sul mercato? Non si ragiona mai col senno del poi, semmai col senno di prima. Ora non mi interessa chi ha comprato i giocatori. Le responsabilità sono mie”.

“Sapevo già che sarebbe stato il mio primo alleato il mio primo nemico. Ma io ho fiducia nel tempo e cerco di prendermelo, perché non ci farà che migliorare. So bene che il Milan è anche una questione di blasone, che ha tante coppe in bacheca, che ha milioni di tifosi, ma io lavoro per prendermi il tempo che mi occorre, non posso saltare gli step e vado avanti con coerenza. Se mi sento rischio? Non penso mai a queste cose quando alleno, non mi sfiorano lontanamente, penso solo a far bene il mio lavoro”. “La mia ambizione è giocare nella metà campo avversaria con tanti giocatori. Tirare in porta ne è la logica conseguenza”.

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