Sacchi è uno di quegli allenatori convinti che il tecnico e l’organizzazione di gioco siano più importanti del talento individuale. Per questo non può che essere contento della presenza in Italia, contemporaneamente, di Sarri, Conte e Ancelotti.

Tre tecnici bravi, vincenti e soprattutto italiani. Due sono appena arrivati, e sono loro a costituire la principale attrattiva di questo inizio di campionato: “Il loro ritorno in Serie A farà bene non solo a Juve e Inter, ma a tutto il calcio italiano che è rimasto indietro di settant’anni. Così come sta facendo bene il rientro di Ancelotti. Poi, dal punto di vista tecnico e caratteriale, i due sono molto diversi pur avendo un’identica filosofia: il gioco dev’essere la guida della squadra e i calciatori migliorano se seguono la trama. Sono entrambi sceneggiatori: scrivono il film e i loro ragazzi lo interpretano, liberi di aggiungere le loro qualità di fantasia e di imprevedibilità”.

Su Sarri: “Maurizio è un esteta, gli piace il possesso, va a prendersi il dominio del campo col pressing. Le sue doti si sono viste quando è stato alla guida del Napoli, e prima ancora dell’Empoli. Forse un po’ meno nell’ultimo anno al Chelsea, ma semplicemente perché i giocatori non sempre lo seguivano”.

Su Conte: “Rispetto a Sarri è meno paziente, cerca subito la verticalizzazione per le punte. Il suo gioco è più immediato, fa meno pressing e, di conseguenza, le sue squadre sono un po’ più lunghe. Un esempio: l’Inter che ha vinto a Cagliari, quando doveva difendersi, indietreggiava anziché fare un passo in avanti e aggredire il nemico”.

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