Bruciata viva alcuni giorni dopo aver denunciato per molestie sessuali il preside della scuola coranica che frequentava. E’ il tragico e assurdo destino capitato in Bangladesh a Nusrat Jahan Rafi, studentessa di 19 anni.

Adesso 16 persone sono state accusate di omicidio per la sua morte. I fatti sono avvenuti a Feni, nel sud-est del paese. Tra gli accusati c’è lo stesso preside, Siraj Ud Doula, che ha confessato di avere organizzato l’omicidio di Rafi dal carcere, dove si trova fin dalla denuncia della ragazza. La studentessa si era rifiutata di ritirare le accuse nei suoi confronti.

Dopo ripetuti abusi, Rafi aveva deciso di recarsi alla polizia insieme ad alcuni familiari per raccontare che il preside della scuola l’aveva invitata con una scusa nel suo ufficio, per poi palpeggiarla ripetutamente. La ragazza era riuscita a scappare. Nei guai anche il poliziotto che aveva scritto la deposizione, filmata illegalmente. Inoltre aveva diffuso il video su internet, reato per cui ora è formalmente accusato. Dopo l’arresto del preside, in seguito alla denuncia, alcune persone avevano preso le sue difese per chiedere il suo rilascio organizzando anche un corteo di protesta.

Dopo la denuncia, Rafi ha continuato a studiare per sostenere gli esami finali. Ma come lei stessa ha raccontato prima di morire, un gruppo di persone nascoste dai burka l’aveva portata sul tetto dall’edificio, cosparsa di cherosene addosso e le aveva dato fuoco, cercando di farlo sembrare un suicidio.

Per loro sfortuna, Rafi non è morta subito. Prima di morire per le ferite riportate, ustioni sull’80 per cento del corpo, è riuscita a raccontare tutto e denunciare i suoi aggressori.

A sconvolgere ancora di più la comunità locale, il fatto che tra gli accusati ci sono anche diversi studenti della scuola coranica e due politici, membri del partito di governo, la Lega Popolare Bengalese, e amministratori della scuola. L’accusa ha chiesto la pena di morte per tutti gli imputati. I due politici e altri due imputati hanno negato le accuse. Gli altri hanno confessato. Ora si aspetta il processo.

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