Dietro storie di successo e grandi uomini che danno lustro al nostro Paese a volte ci sono storie tragiche, personali e familiari. Che paradossalmente, malgrado la sofferenza dei protagonisti, possono contribuire ad acuire il genio, la passione e il senso di arte. E’ il caso di Paolo Sorrentino, noto regista e Premio Oscar, che in occasione di un’intervista andata in onda a Rai 3, al programma ‘A raccontare comincia tu’, condotto da Raffaella Carrà ha raccontato un retroscena del suo passato straziante: “Papà e mamma sono morti nel sonno”.

I fatti: Sorrentino aveva 16 anni e stava passando, come sempre, le vacanze a Roccaraso, nella casa di famiglia. Non riusciva però a rinunciare, da qualche tempo, al suo grande amore di un tempo, quello che poi sarebbe stato superato, o quantomeno affiancato, dal cinema: il Napoli calcio.

E così aveva ottenuto il permesso dai genitori, da almeno due anni, di approfittare del weekend per seguire la sua squadra del cuore. I genitori avevano deciso di assecondare la sua passione e gli avevano dato il permesso. Quando quella mattina qualcuno suonò alla porta, Sorrentino pensò fosse l’amico incaricato di passare a prenderlo. E invece era arrivata la notizia più tragica che un ragazzo di quell’età possa ricevere, un trauma che non è possibile provare a immaginare nemmeno se ci si prova: entrambi i suoi genitori erano morti nel sonno a causa del monossido di carbonio sprigionato da una stufa:

Questo il suo racconto: “Mia madre si chiamava Tina, mio padre Sasà. Mio padre era poco reattivo alle smancerie, come tanti uomini di quell’epoca. Mia madre era un po’ più affettuosa. Io ho la vita salva grazie alla passione per Maradona. Quando i miei genitori sono morti erano andati in una casa in montagna che avevamo. Ci andavo sempre anch’io. L’ultima volta che non sono andato è stato perché mio padre aveva acconsentito che andassi a seguire il Napoli in trasferta. Per questo non mi sono trovato in quella casa quando è successo l’incidente con il riscaldamento. Sono dolori che si attutiscono ma non passano e a una determinata età condizionano la vita. Ero già innamorato del Napoli ma l’amore è esploso del tutto nel 1984, quando è arrivato Maradona. Sono ossessionato da Maradona. L’ho sentito fugacemente al telefono dopo che ho vinto l’Oscar, ma ero in aereo e le hostess premevano perché riattaccassi il telefono. Poi l’ho conosciuto a Madrid in occasione di una partita del Napoli, ma non so se mi abbia riconosciuto perché aveva appena litigato con la fidanzata. Il cinema? Non mi piace, l’ho scelto da ragazzo perché mi sembrava la cosa più semplice da fare. Mi sembrava che un lavoro artistico non richiedesse nessuna applicazione. […] È un lavoro che si può fare anche senza grandissimi talenti e grandissima intelligenza. Farlo a un livello più alto, invece, richiede scavare per trovare il talento che non è mai in superficie, è nascosto. Tranne nei casi in cui si parla di un genio come Maradona. A me questo lavoro non costa fatica perché non mi costa fatica fuggire dalla realtà”.

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