Al contrario di quel che le dichiarazioni di facciata vorrebbero far credere, il futuro di Allegri alla Juventus è tutt’altro che certo. In casa bianconera c’è ara di divorzio, dopo l’ottavo scudetto consecutivo e soprattutto dopo l’ennesima delusione in Champions League. Il fatto che uno dei peggiori risultati degli ultimi anni (eliminazione ai quarti contro l’outsider Ajax) sia coinciso con l’investimento super su Cristiano Ronaldo, fa vacillare le convinzioni di Agnelli e la posizione di Allegri.

Che paradossalmente, invece di prendere coraggio nel gioco in virtù del’arrivo del portoghese, è sembrato appoggiarsi ad esso, enfatizzando la fase difensiva in una sorta di strategia tutta basata sul “tanto Ronaldo uno lo fa”. E Ronaldo in effetti uno lo ha fatto, anche tre se per questo (in casa in occasione della rimonta epocale contro l’Atletico di Simeone), e in entrambe le sfide contro gli olandesi. Ma non è bastato. Un atteggiamento troppo rinunciatario, che ha infastidito non poco ambiente e Ronaldo stesso. Ronaldo ha ribadito di essere motivatissimo a restare in bianconero, ma non meraviglierebbe se l’avesse fatto ponendo la condizione che alla Continassa arrivi un tecnico dalla mentalità più “europea”.

L’edizione di Champions League di quest’anno, unica nella storia della competizione, ha detto chiaramente in che direzione va il calcio. Vince chi osa di più, senza troppi calcoli e senza paura. Lo hanno dimostrato Tottenham e Liverpool. Paradossalmente lo aveva dimostrato la stessa Juventus nel match di ritorno contro l’Atletico Madrid, quando, liberata da qualunque condizionamento e senza nulla da perdere, ha giocato una partita ultra offensiva che ha pagato sul piano del gioco e del risultato. L’esatto contrario di quanto avvenuto contro l’Ajax. Proprio Barcellona e Ajax, invece, nel momento in cui si sono ritrovate a dover “gestire” (Barcellona nel match di ritorno ad Anfield, Ajax nel secondo tempo della semifinale di ritorno) hanno pagato con l’eliminazione. Proprio la sfida di ieri con il Tottenham, potrebbe aver convinto ancor di più che l’atteggiamento tattico mostrato da Allegri in questi non sia quello ideale per dare alla Juventus una mentalità europea.

In questo senso le voci secondo cui il successore del livornese possa essere Mihajlovic stanno sorprendendo tutti, ma a nostro avviso sono poco fondate. Più probabile che la Juventus aspetti l’esito della stagione per sondare le possibilità di arrivare proprio a Pochettino, che con il Tottenham sta facendo un vero e proprio miracolo, o addirittura a Klopp, nel caso dovesse ritenere conclusa la sua avventura a Liverpool dopo due finali consecutive. Sullo sfondo resta sempre il sogno Guardiola, che però sembra intenzionato a restare a Manchester. Improbabile un ritorno di Conte, che in Europa si è sempre mostrato in difficoltà e che rappresenterebbe la classica “minestra riscaldata” che difficilmente nel calcio porta buoni risultati. La soluzione più abbordabile, in questo senso, sarebbe quella di Gasperini. Allenatore in avanti con gli anni e senza alcun pedigree di vittorie europee, ma italiano, facilmente raggiungibile e uomo Juventus. E, soprattutto, allenatore con mentalità europea e gioco d’attacco. Proprio quello che in questo momento va più di moda.

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