Niente Roma, almeno per adesso. Antonio Conte chiude alla possibilità di allenare i giallorossi, almeno per il prossimo anno. Non ci sono e condizioni, secondo il tecnico salentino. Quali sono le condizioni? Intraprendere un progetto con la convinzione di poter vincere. E a Roma, evidentemente, secondo Antonio Conte ora questo non è possibile. Probabilmente per fattori economici in primis, ma probabilmente anche ambientali.







Il desiderio di tornare ad allenare in Italia, però spinge Conte a valutare le altre proposte. Difficile il Milan, in una situazione simile a quella della Roma, soprattutto dal punto di vista economico. Restano Inter e Juventus. In cima ai desideri dell’ex Chelsea ci sono ovviamente i bianconeri. Per mille motivi: affettivi, di budget, di forza di squadra. Conte vorrebbe riprendere il discorso interrotto, provando a far vincere la Champions ai bianconeri.

Andò via convinto che la Juventus non potesse permettersi “i ristoranti da 100 euro”. Adesso c’è Cristiano Ronaldo. Il rimpianto non può che essere enorme, il solo modo di cancellarlo è tornare. Ma bisogna fare i conti con Allegri, che sembra tutt’altro che deciso a mollare. E anche la Juventus, prima di dire addio a una certezza come il tecnico livornese, deve pensarci bene.

Resta l’Inter. Non il massimo dal punto di vista ambientale, considerato che per i nerazzurri Conte è sempre stato un rivale. Ma la squadra è già buona, e i soldi da investire la società li ha. E poi c’è Marotta, più di una garanzia per Conte. Insomma alla fine la sensazione è che a farne le spese sarà Spalletti: l’unico che potrebbe salvarlo è Allegri, se dovesse lasciare libero un posto che Conte non potrebbe rifiutare.

Questo quanto riferito da Conte alla Gazzetta: “L’esperienza che ho fatto all’estero mi ha reso più forte e completo – ha confessato -. La consiglierei a qualsiasi allenatore italiano. È dura, però ti migliora. Oggi se qualcuno mi chiama sa che io devo incidere, con la mia idea di calcio e con il mio metodo. Non sono un gestore, non credo che l’obiettivo di un allenatore sia fare meno danni possibile. Se pensano questo, le società non mi chiamino. Trovo umiliante per la categoria sentire una cosa del genere. Io voglio incidere, perché sono molto severo con me stesso. Poi ho un problema: la vittoria. Che sento come l’obiettivo del mio lavoro. Il percorso per arrivarci è fatto di lavoro, di sacrificio, di unità d’intenti, di pensare con il noi e non con l’io. Non ne conosco altri”.

“Io devo avere la percezione di poter battere chiunque. Devo sentire che vincere è possibile. Altrimenti, senza problemi, posso continuare a restare fermo”. “Mi sono innamorato di Roma frequentandola nei due anni in cui sono stato c.t. della Nazionale. All’Olimpico senti la passione da parte di questo popolo che vive il calcio con un’intensità particolare, che per la Roma va fuori di testa. Che vive ‘per la Roma’. Un ambiente molto passionale, che ti avvolge. Oggi le condizioni non ci sono ma penso un giorno, prima o poi, io andrò ad allenare la Roma”.







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