Il voto al Referendum costituzionale, era chiaro a tutti e adesso lo ancor di più, è stato un voto al Premier Renzi. Forse per colpa dello stesso ex sindaco di Firenze, il quesito referendario ha subito una personalizzazione eccessiva, che ha consentito a chi non gradisce il Governo attualmente in carica di mandare tutti a casa.

Renzi, coerente con quanto detto in campagna elettorale, a casa ci è andato per davvero. Non ancora, accettando la richiesta di Mattarella di concludere l’iter della Legge di Bilancio, ma di fatto non è più il presidente del Consiglio. Che Renzi si ritiri definitivamente dalla vita politica pochi ci credono, ma per il momento tant’è. Facile immaginare che l’ormai ex premier aspetti in qualche modo di essere ‘pregato’ di tornare. Ipotesi tutt’altro che remota.

Chi esulta per la sconfitta di Renzi al Referendum dovrebbe anche valutare che i SI sono stati il 40%, percentuale che di fatto corrisponde al gradimento nei confronti del Premier. Se si fosse trattato di politiche, sarebbe stato un trionfo. Bisogna infatti considerare che il 60% del NO va diviso tra un numero enorme di partiti e segretari di partito che singolarmente non arriverebbero nemmeno alla metà delle percentuali di Renzi, e che farebbero una gran fatica a mettersi d’accordo. Movimento 5 Stelle, Berlusconi, Salvini e la Meloni sono uniti solo dall’odio politico nei confronti di Renzi. Poco altro li accomuna, governare per loro sarebbe impossibile.

Detto questo, bisogna far notare a chi ha votato NO al Referendum che ha votato a favore di tutto ciò che Renzi stava provando a eliminare, cosa che gran parte degli italiani hanno sempre sperato accadesse. A cominciare dall’abolizione della Fornero (non a caso i sostenitori del SI sono di età matura. l’avevano capito), proseguendo con la riduzione dei costi della politica, del numero dei parlamentari, della semplificazione burocratica e governativa, dell’abolizione di enti inutili come il Cnel.

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