Stop a Whatsapp per 72 ore: è la richiesta fatta dalla giustizia brasiliana a tutti gli operatori telefonici del territorio che ha gettato nel panico i fruitori di uno dei servizi più famosi al mondo per quel che riguarda la messaggistica. La buona notizia, sempre per i clienti, è che le cinque compagnie telefoniche interessate, TIM, Oi, Vivo, Claro e Nextel, hanno deciso rispettare l’invito del giudice. Se avessero disobbedito, sarebbero andate incontro a una multa di 500 mila reais, circa 150 mila euro, al giorno.

Il giudice Marcel Montalvao, del tribunale di Lagarto, nello Stato di Sergipe (nord-est del Brasile), aveva disposto che la sospensione entrasse in vigore dalle 14 di oggi, le 19 ora italiana.

Da dove nasce la disposizione del giudice? L’azienda, di proprietà di Mark Zuckerberg, deve fornire i dati di alcuni utenti coinvolti in un’indagine sul traffico di droga condotta dalla polizia federale. Ma Whatsapp non ci sta.

Dipende tutto dal recente sistema di crittografia end-to-end che impedisce a Whatsapp di fornire agli inquirenti le trascrizioni delle conversazioni. Un sistema che impedisce a chiunque, Whatsapp stesso, di accedere alle conversazioni degli utenti.

Ma la giustizia non ci sta e dopo e minaccia multe pesanti. Non potendo arrivare a Whatsapp, impone alle compagnie telefoniche di sospendere il servizio in modo da spingere i responsabili della app a prendere provvedimenti per il futuro. Chi riuscirà a tenere più duro? Nel frattempo a rimetterci sono gli utenti.

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