Alzi la mano chi non è contento del ritorno dell’ora legale. Nella notte tra sabato e la domenica di Pasqua, potremo finalmente spostare avanti di un’ora le lancette dell’orologio. Il fatto che ci costerà per una notte un’ora di sonno in meno è nulla rispetto al benessere che psicologicamente e non solo comporta avere più luce nel tardo pomeriggio. Ma benefici non si fermano qui, perchè riguarderanno anche un importante risparmi sul fronte del consumo energetico.

Non è un caso che da anni si dibatta sull’istituzione permanente di questo sistema di calcolo di ore della giornata, che potrebbe avere benefici per la salute pubblica. Secondo una ricerca condotta da alcuni scienziati nel 2014, e pubblicata sul prestigioso International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity, sarebbe il caso di propendere per l’ora legale.

Altri dicono che il cambiamento porterebbe a disagi e patologie fisiche come stress e problematiche cardiache. Ci ha provato la Russia, ma poi ha deciso di tornare all’ora solare fissa. In Italia l’ora legale è stata abolita e ripristinata più volte, poi nel 1965 si è avuta l’adozione definitiva dell’alternanza: prima solo 4 mesi, da maggio a settembre, poi sei, e infine dal 2010, con l’articolo 22 legge 96, dalle ore 2.00 dell’ultima domenica di marzo fino alle ore 3.00 dell’ultima domenica di ottobre.

Come detto non c’è solo una questione psicologica e fisica. Si pensa anche al risparmio energetico, che sarebbe enorme: secondo i dati pubblicati da Terna dal 2004 al 2014 il risparmio complessivo per l’Italia è stato di circa 6,72 miliardi di kilowattora, vale a dire circa 990 milioni di euro. Benefici anche per l’ambiente con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica di almeno 300mila tonnellate.

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