E’ stato pubblicato uno studio sulla rivista Enviromental Health Perspectives per dimostrare quanto l’aria viziata in ufficio possa influire negativamente sulle prestazioni lavorative. Due delle più celebri Università del mondo, quella di Harvard e di Syracuse, hanno esaminato alcuni volontari durante lo svolgimento delle loro attività in ufficio, sottoponendoli a diversi test.

E’ stata controllata la qualità ambientale degli uffici dove si svolgeva la loro attività lavorativa. Coloro che passavano la loro giornata in ambienti ben ventilati con minor presenza di fattori inquinanti, specie anidride carbonica, hanno ottenuto i punteggi migliori: superavano meglio i problemi, sviluppavano meglio strategie lavorative.
E’ stato dimostrato come lavorare in ambienti malsani possa essere lesivo della funzione cognitiva.

La realtà di oggi è che gli edifici in cui si svolgono le attività lavorative sono diventati senza dubbio più efficienti ma, nella maggior parte dei casi, si tratta di strutture ermetiche all’interno delle quali scarseggia la qualità ambientale. Già nel 1980 si iniziava a parlare di edifici malati.

Il responsabile della ricerca Joseph Allen ha così commentato: “Trascorriamo il 90% del tempo in ambienti chiusi e il 90% del costo di un immobile sono gli occupanti. Eppure la qualità dell’ambiente e il suo impatto sulla salute e sulla produttività sono questioni troppo spesso messe da parte. Questi risultati suggeriscono che anche modesti miglioramenti alla qualità ambientale possono avere un profondo impatto sul processo decisionale e sulle prestazioni dei lavoratori”.

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