La voglia di fotografare un Ufo può portare a scambiare fischi per fiaschi, ma certo qualche forzatura in più ce la si può aspettare dalla gente comune a caccia di un po’ di facile popolarità, non dagli addetti ai lavori. E così l’annuncio che “L’astronauta Scott Kelly ha fotografato un Ufo dalla Stazione Spaziale Internazionale e ha pubblicato la foto su Twitter” aveva fatto pensare a tanti che finalmente si potesse avere una prova vera ed autorevole dell’esistenza di civiltà aliene intelligenti in procinto di mettersi in contatto con noi. E invece si scopre che si è trattato di una illusione ottica paragonabile a quella che per anni ha appassionato i bambini di tutto il mondo con Topo Gigio, pupazzo animato da una mano che su sfondo nero scompariva dando l’impressione che l’animaletto fosse vero. Che bambini credano a Topo Gigio, e magari anche gli adulti per sognare un po’ ci sta, che ci creda un astronauta è un po’ meno comprensibile. L’annuncio era stato diffuso su molti siti che si occupano di extraterrestri, e sembrava potesse essere davvero l’annuncio epocale più importante della storia dell’umanità.

Parliamo di una fotografia della Terra vista dalla ISS che l’astronauta della Nasa ha postato il 16 novembre scorso. Nell’angolo in alto a destra si nota in effetti una macchia luminosa, che a prima vista sembra davvero un disco volante. Purtroppo però a una più attenta analisi si capisce che si tratta di ben altro, molto più terreno. In quella zona c’è una parte della struttura della Stazione Spaziale Internazionale, che per un gioco di luci rimaneva quasi completamente in ombra. L’unico punto illuminato era quello che sembra in effetti un disco volante. Una illusione ottica che ha fatto sperare di avere finalmente una prova dell’esistenza di una navicella extraterrestre nello spazio. E invece niente da fare, per un avvenimento simile pare proprio che dobbiamo aspettare ancora.

Scott Kelly è impegnato in una missione molto interessante. E’ già al suo settimo mese di permanenza sulla Iss e ci resterà per un periodo totale di circa un anno. Sotto osservazione quello che la comunità scientifica definisce paradosso dei gemelli, quello ipotizzato da Einstein secondo il quale, nel corso di un viaggio spaziale alla velocità della luce, il gemello in orbita e l’altro sulla Terra, “assorbono” il trascorrere del tempo in modo diverso. Quest’ultimo “invecchia” più in fretta.

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