Il cancro al seno fa sempre molta paura alla donne e guai ad abbassare la guardia, ma la notizia che la mortalità è scesa del 30% in vent’anni non può che far tirare un sospiro di sollievo e guardare con fiducia al futuro tra terapie e ricerca. Purtroppo però sono invece aumentati del 27% i casi nelle donne sotto i 50. E allora la strada da percorrere è quella di «Potenziare la ricerca sui marcatori biologici»

Diagnosi precoce e farmaci consentono di garantire la sopravvivenza in Italia a 692.955 donne che hanno avuto la neoplasia, con un aumento del 19% rispetto al 2010. La buona notizia è che circa due terzi hanno ricevuto la diagnosi da oltre 5 anni, e quindi si può dire abbiano superato la fase critica. Se ne è parlato nel corso della quarta edizione dell’International Meeting on New Drugs in Breast Cancer al Regina Elena di Roma.

Il professor Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena e presidente del Convegno: «Si è registrato negli ultimi vent’anni un aumento costante e progressivo dell’incidenza, ma la mortalità, dopo il picco negli anni Ottanta, è diminuita». «È migliorata anche la durata della sopravvivenza nelle pazienti con patologia in stadio avanzato. Le terapie target hanno determinato benefici evidenti, in termini di riduzione della mortalità ma soprattutto di miglior qualità di vita. Le molecole a bersaglio, inoltre, possono essere impiegate in pazienti selezionate, con un utilizzo estremamente mirato e appropriato delle risorse. Va quindi affinata la ricerca sui marcatori biologici così da trattare solo chi sappiamo ha maggiori possibilità di rispondere».

Lo scopo della ricerca è garantire la personalizzazione delle terapie per curare la singola neoplasia del singolo paziente. «È ormai improprio parlare di tumore del seno: si deve utilizzare il plurale, perché le differenze biologiche sono tali da configurare vere e proprie patologie diverse. Il carcinoma della mammella è fra quelli che più hanno beneficiato della target therapy. Si stanno aprendo prospettive importanti anche grazie all’immuno-oncologia che ha già dimostrato di essere efficace nel melanoma, nel tumore del polmone e recentemente anche nel tumore renale, stimolando il sistema immunitario contro le cellule malate».

Il dato preoccupante è l’aumento tra le giovani: nelle under 50 in 15 anni in Italia si è registrato un incremento del 27%: erano 7.921 nel 2000, quest’anno le nuove diagnosi in questa fascia d’età saranno 10.105.

Per questo diventa essenziale rivedere i criteri di accesso alla mammografia ed estendere il test a tutte le italiane a partire dai 45 anni.

Il professor Francesco Cognetti: «Lo screening nelle donne dai 50 ai 69 anni ha contribuito in maniera determinante a ridurre di quasi il 40% la mortalità per cancro del seno nell’ultimo ventennio», ha spiegato il professor Francesco Cognetti. «L’età del primo esame va abbassata per tutte le donne a 45 anni e i controlli devono proseguire fino ai 74. Oggi solo due Regioni, Emilia-Romagna e Piemonte, hanno ampliato in maniera strutturata la fascia d’età da coinvolgere nei programmi di screening, come suggerito dal “Piano nazionale prevenzione”.

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