Assume proporzioni allarmanti la strage di elefanti in Zimbabwe. Gli ultimi rilevamenti dei ranger raccontano di un ritrovamento di 22 carcasse di altri animali, “avvelenati con il cianuro”. Il conteggio si aggiorna, per il mese di ottobre, a 62 animali uccisi. “Sospettiamo siano stati i bracconieri”, ammette la portavoce del parco di Hwange, Caroline Washaya-Moyo. Non è certo una novità: nel 2013, nello stesso parco vennero avvelenati oltre 200 elefanti, ma potrebbero essere stati anche 300.

Il computo si aggiunge ad altri 100 che furono uccisi in altre riserve del Paese. La procedura non cambia: viene messo veleno nelle arance, per gli animali non c’è scampo: «La velocità con cui stiamo perdendo gli animali per il cianuro è allarmante – dice Caroline Washaya-Moyo -. Molte altre specie stanno morendo per colpa del cianuro usato dai bracconieri per gli elefanti. Ci appelliamo alle persone che vivono nelle vicinanze dei parchi nazionali per ci aiutino in questa battaglia».

Purtroppo però tutto questo impegno non sembra essere sufficiente, eppure le pene sono severe: chi contamina con il cianuro le pozze d’acqua nella riserva Ngamo Safaris sconta dai 4 ai 14 anni. Ma il business è troppo grande, e quindi si corre il rischio: pochi giorni fa cani addestrati hanno scoperto all’aeroporto internazionale di Harare 173 kg di avorio destinato al mercato di Singapore e dal valore di 43.250 dollari (circa 39 mila euro).

Una nuova arma è rappresentata dai droni, per gestire un parco di quasi 15mila chilometri quadrati, da record per la concentrazione di grandi animali dell’Africa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.