Sul tema della concorrenza arriva l’ok della Camera: gli alberghi potranno fare prezzi più bassi dei siti di viaggi. Per quel che riguarda invece i farmaci, stop alla liberalizzazione. Arriva il via libera della Camera al disegno di legge sulla concorrenza. Ora i sarà l’esame del Senato. Il testo ha lo scopo di favorire alcune liberalizzazioni settoriali. Occhio però perchè sono previste anche alcune regole e paletti per rendere il mercato italiano più concorrenziale. Il testo in prima lettura, è stato approvato con 269 “sì”, 168 contrari e 23 astensioni.

La maggioranza ha dovuto fare a meno di Scelta Civica, che ha preferito come segnale in seguito al ”no” alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Ma l’Assemblea aveva dato il via libera anche ad alcune proposte di modifica. Da segnalare una del Pd, detta “emendamento booking”, che consentirà agli albergatori di praticare prezzi inferiori rispetto a quelli proposti dagli intermediari anche online.

Una decisione per la quale ha spinto Federalberghi, ovviamente non di gradimento degli operatori.

Uno dei fili conduttori è stato provare ad aumenta la concorrenza nel settore turistico, per favorire i clienti ma anche per dare maggiori opportunità agli albergatori che potranno praticare prezzi più bassi di quelli esposti dai siti di intermediazione, come Booking, uno dei portali di turismo più frequentati on line. Brutte notizie invece per parafarmacie e supermercati in merito alle medicine di fascia C che continueranno a essere vendute solo nelle farmacie.

Anche il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini ha salutato la novità come «una scelta unanime coraggiosa che il settore alberghiero italiano attendeva da tempo».

Booking.com parla di «danno per i clienti e per i piccoli alberghi». Quella approvata – dice il numero uno per l’Italia del sito, Andrea D’Amico – «non è ancora la legge definitiva speriamo che le cose al passaggio al Senato cambino ma il Parlamento è sovrano e qualunque sarà la decisione ci adegueremo».

La decisione dell’assemblea di Montecitorio è invece una «buona notizia per i consumatori» secondo il Codacons, mentre «dà ragione al mercato e al buon senso e completa il percorso iniziato dall’Antitrust ma timidamente lasciato metà» secondo il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara.

Per quel che riguarda il freno alla vendita dei farmaci si tratta di una decisione che «riconosce il valore sociale e sanitario della farmacia» per Federfarma, ma che «va in direzione contraria rispetto a quanto abbiamo fatto in passato», secondo l’autore delle lenzuolate di liberalizzazionì ed ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

«I farmaci di fascia C restano in farmacia. Il Partito democratico ha mantenuto gli impegni presi e ha votato no in maniera compatta agli emendamenti che proponevano la libera vendita dei farmaci con ricetta medica», ha rivendicato il responsabile sanità del Pd Federico Gelli, sostenendo che finora i processi di liberalizzazioni non avrebbero portato vantaggi economici ai clienti.

M5S non ci sta: «L’impossibilità di vendere farmaci di fascia C nelle parafarmacie e nei corner dei supermercati è assurda ma perfettamente motivabile: le pressioni e connivenze tra la potente lobby del farmaco e Governo e Pd hanno sortito l’effetto desiderato, che va contro i principi di liberalizzazione e concorrenza nel settore in questo mercato. C’è chi brinderà a un’operazione che fa solo il bene di alcuni, ma non dei farmacisti nel loro complesso e dei cittadini», hanno commentato ieri i deputati 5S in commissione Affari Sociali e Finanze.

«Oggi la Camera ha dato il made in Italy in pasto ai falsari e perso un’altra opportunità per tutelare le nostre eccellenze». Così i deputati del M5S delle commissioni Agricoltura e Attività produttive commentano la bocciatura dei due emendamenti al Ddl Concorrenza presentati dal M5S oggi in Aula per contrastare la contraffazione dei prodotti made in Italy. «I due emendamenti proponevano di ripristinare le misure penali che puniscono la cosiddetta “fallace indicazione” delle merci che entrano nel mercato italiano, reato depenalizzato nel 2009 e attualmente punibile solo con una multa, e di anticipare il controllo della merce al momento dell’ingresso in dogana, anziché demandarlo alla fase di commercializzazione», sostengono i deputati Cinquestelle.

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