La partita con la Sparta Praga era stato un segnale, quella con la Lazio un indizio, quella con la Juventus la conferma, quella contro il Milan la consacrazione. Sarri ha plasmato il Napoli a sua immagine e somiglianza, e il confronto con una squadra come il Milan che ha cambiato tecnico nello stesso periodo ha mostrato impietosamente la differenza di risultati ottenuti tra l’ex tecnico dell’Empoli e Mihajlovic. Per Sarri lo scudetto è ancora una bestemmia, ma per i tifosi ora è un sogno che può diventare realtà in un campionato che non ha un padrone. La sfida alla Fiorentina alla ripresa del campionato giunge a proposito.

Ce l’ha fatta. In meno di 40 giorni. Ha staccato il faccione di Benitez da ogni bar di Napoli. E «Ma dobbiamo ancora migliorare, non sono certamente soddisfatto in pieno della prova col Milan perché per 20-25 minuti la squadra ha avuto un baricentro troppo basso e ha patito troppe ripartenze». Un mago. È arrivato fin qui a fari spenti. Sarà anche banale, ma non esiste definizione migliore per Sarri. Mago per quel potere unico di piegare la realtà come un cucchiaino, di sottometterla alla sua volontà e per l’arte di manipolare i cuori, gonfiandoli di coraggio o rimpicciolendoli di paura, a seconda della necessità. «La svolta non è stata il cambio di modulo anche se questo ci ha dato maggiore compattezza in fase difensiva. Abbiamo acquistato molta fiducia e non è un caso che nelle ultime cinque partite abbiamo incassato un solo gol». Il Napoli di Sarri sembra essere divenuto imbattibile. E se, in realtà, così non è, è così che sembra. E ciò che sembra, vale. Quando si racconterà la sua storia, varrà la pena di soffermarsi su ciò che è successo il 4 ottobre del 2015, a Milano. Ieri. «Sento parlare di scudetto. Era una bestemmia questa parola dieci giorni fa e lo è ancora oggi. In molti ci criticavano fino a tre settimane fa: erano esagerate quelle critiche, sono esagerati questi complimenti. Siamo stati capaci di passare dalla retrocessione al triplete, dal fatto che forse non ero in grado di allenare questa squadra al poter vincere il campionato».

«La squadra ha giocato sette gare in 21 giorni e devo dire che la cosa che più mi ha colpito è che si diverte. La vera differenza la sta facendo l’entusiasmo: l’aspetto più difficile in questo tour de force è il recupero delle energie mentali più che fisiche. E devo ammettere che il senso di squadra di questo gruppo aiuta a superare le difficoltà di tutti questi incontri uno vicino all’altro». Già, perché solo 4 giorni fa il Napoli travolgeva il Legia mentre il Milan se ne stava tranquillamente – mica tanto, per la verità – a studiare gli avversari a Milanello. Raramente si assiste in serie A ad un simile baratro di valori. Il Napoli non si è mai, neppure per una frazione di secondo, appisolato come avrebbe potuto fare un leone con la pancia piena che si lascia tirare le orecchie dai bambini. Il leone è rimasto sempre sveglio, ha fatto paura, ha messo i brividi. Al Milan ma non solo, a tutto il campionato. «Lorenzo è diventato un ragazzo maturo. È finalmente pronto a svolgere un ruolo da primo della classe». È stato un Napoli travolgente. Quattro gol, occasioni gol a produzione industriale, picchi di spettacolarità altissimi. «Questa vittoria ci dà soddisfazione anche per i tanti tifosi al seguito: è stata una grande serata e adesso dopo la sosta si riparte con l’obiettivo della Fiorentina». La notte del bivio. Forse. «Non sappiamo ancora chi siamo, siamo sesti in classifica, numeri eccezionali. Non capita spesso di venire a San Siro e vincere 4-0». Vincere contro il Milan ha un sapore speciale. Ma non per lui. «All’inizio della stagione vedevo una squadra triste, adesso vedo una squadra entusiasta e che si diverte. Spero che vedrò i miei ragazzi giocare così ancora per tanto tempo». Su Allan: «Mi stupisce che prima non segnasse molto, ha ottimi tempi di inserimento».

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