In Bangladesh un cooperante italiano è stato ucciso dall’Isis che ha subito rivendicato il fatto: «Colpito un crociato, è solo la prima goccia».

L’omicidio è avvenuto nel cuore diplomatico di Dacca. La vittima è Cesare Tavella, 51 anni. E’ stato vittima di un agguato che lo ha sorpreso per strada nel quartiere di Gulshan. I responsabili sarebbero almeno tre uomini armati che lo hanno raggiunto in moto e «crivellato di colpi».

La Farnesina sta verificando la rivendicazione dell’omicidio.

«In un’operazione speciale dei soldati del Califfato in Bangladesh, una pattuglia ha preso di mira lo spregevole crociato Cesare Tavella dopo averlo seguito in una strada di Dacca, dove gli è stato sparato a morte con armi silenziate, sia lode a Dio», sarebbe la rivendicazione della branca locale dell’Isis citata dal Site.

«Ai membri della coalizione crociata diciamo: non sarete sicuri nelle terre dei musulmani. È solo la prima goccia di pioggia», conclude la rivendicazione dei jihadisti.

Secondo la ricostruzione effettuata grazie ad alcuni testimoni, si sarebbero uditi almeno tre spari, che hanno ferito l’uomo all’addome, alla mano destra e al gomito sinistro. La vittima è stata abbandonata «in una pozza di sangue». I responsabili sono riusciti a scappare.

Il cooperante è stato soccorso da alcuni passanti che hanno caricato il corpo per portarlo agli ‘United Hospitals’, ma qui Tavella è arrivato già morto «con numerose ferite da arma da fuoco».
Tavella era nato a Milano ma residente a Casola Valsenio, paese dell’Appennino Ravennate al confine con la Toscana, mentre i genitori abitano a Bagnacavallo, sempre nel ravennate. A Dacca – lavorava come project manager per una ong olandese, la Icco Cooperation, che ha uffici in Bangladesh. Era impegnato nel progetto, ‘Proofs’ (Profitable Opportunities for Food Security), nel settore dell’agricoltura locale e dell’alimentazione. Secondo il suo profilo sul sito del programma, aveva cominciato a lavorare nell’ambito dello sviluppo nel 1993, sempre nel settore della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale, in diverse ong internazionali soprattutto in Asia. Di lui si legge che «si considera un giocatore di squadra, che cerca di fare le cose nel modo più efficiente possibile con un team di persone sorridenti».

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