Cercate di controllarvi in ufficio, limitando l’uso di Skype, chat di Facebook e whatsapp, ma sappiate che se proprio venite beccati, nessuno ha diritto a spiare le vostre conversazioni. Lo sostiene il Garante della Privacy che sancisce: è vietato spiare le conversazioni dei dipendenti. Un punto a favore dei lavoratori. La sentenza arriva in seguito all’accoglimento del ricorso di una dipendente licenziata per aver intrattenuto conversazioni private sul posto di lavoro. Insomma le chat appartengono alla sfera personale e godono di garanzie di segretezza tutelate anche a livello costituzionale.

Lavoratori, non approfittatene ma sappiate che avete diritto alla privacy e il vostro datore di lavoro non può spiare le vostre conversazioni Skype. Per estensione, immaginiamo valga anche per altri tipi di servizi di messaggistica. Lo sostiene il Garante della Privacy, accogliendo il ricorso di una dipendente che lamentava l’illecita acquisizione di conversazioni, con alcuni clienti/fornitori, utilizzate poi per licenziarla. Secondo il garante i contenuto delle chat scambiate dai dipendenti nell’ambito del rapporto di lavoro godono di garanzie di segretezza tutelate anche a livello costituzionale.

Insomma con questo provvedimento del Garante il datore di lavoro non potrà effettuare alcun trattamento dei dati personali contenuti nelle conversazioni ottenute in modo illecito, limitandosi alla conservazione di quelli finora raccolti ai fini di una eventuale acquisizione da parte dell’autorità giudiziaria.

Il Garante spiega che il datore di lavoro è incorso in una grave interferenza nelle comunicazioni, attuata, per sua stessa ammissione, attraverso l’installazione di un software sul computer assegnato alla dipendente in grado di visualizzare sia le conversazioni effettuate dalla donna dalla propria postazione di lavoro prima di uscire dall’azienda, sia quelle fatte successivamente da un computer a casa sua.

Il Garante spiega anche che tutto ciò è in evidente contrasto con le “Linee guida del Garante per posta elettronica e Internet” e con le disposizioni a tutela della segretezza delle comunicazioni, nonché con la stessa policy aziendale approvata anche dalla competente Direzione territoriale del lavoro.

Il Garante sottolinea che pur spettando al datore di lavoro definire le modalità di utilizzo degli strumenti aziendali, è comunque necessario che queste rispettino la libertà e la dignità dei lavoratori, nonché i principi di correttezza, di pertinenza e non eccedenza stabiliti dal Codice Privacy. “Principi da tenere ben presenti, – conclude il Garante – in considerazione del fatto che l’esercizio del controllo da parte del datore di lavoro può determinare la raccolta di informazioni personali, anche non pertinenti, di natura sensibile oppure riferite a terzi”.

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