Veder riconosciuto il diritto di essere cittadino del luogo in cui si è nato. Un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti, semplice e quasi banale, e che invece nel nostro Paese non ancora realtà. Ma lo ius soli potrebbe presto essere assicurato a figli di migranti, profughi e rifugiati. Il 28 è previsto l’arrivo in Aula per il testo base che modifica la legge 91 del 5 febbraio 1992. Insomma c’è il primo via libera alla riforma della cittadinanza. Si sblocca l’impasse in commissione Affari costituzionali della Camera. Sarà uno «Ius soli temperato», perché non la semplice nascita (come accade negli Stati uniti, ad esempio), ma la nascita più il rispetto di determinati parametri, permetterà di ottenere la cittadinanza.

Il deputato del Pd Edoardo Patriarca, componente della commissione Affari Sociali: “L’accordo sullo ius soli è il segno che in questa legislatura si possono fare riforme che il Paese aspettava da anni. Finalmente un milione di ragazzi potrà non sentirsi più cittadino di serie B. Oggi anche la commissione Affari Sociali ha dato parere positivo”. “Mi auguro che la legge sia approvata entro Natale, sarebbe un modo splendido di concludere il 2015”, aggiunge.

“Ci siamo accordati sull’introduzione del obbligo di almeno cinque anni di frequenza di un ciclo scolastico per i minori che richiedono la cittadinanza italiana. Si tratta di una richiesta di Sc. Ed abbiamo deciso, su suggerimento di Ncd, di introdurre tra i criteri per l’accettazione della domanda anche il possesso del permesso di soggiorno di lunga durata. Si tratta di due criteri coerenti con il principio che prevede un radicamento in Italia della famiglia – spiega Khalid Chaouki, deputato del Pd- La frequenza dei minori a scuola è la migliore testimonianza del radicamento della famiglia sul territorio. Inoltre, è un titolo che già hanno numerosi migranti presenti in Italia. Parliamo di circa 800mila bambini. E’ una soluzione che va incontro alle richieste di tanti lavoratori in Italia e di tante associazioni”.

Secndo L’Espresso: “Il testo modificato, in effetti, introduce un ulteriore paletto per ottenere la cittadinanza alla nascita che potrebbe restringere il campo e – è il timore – discriminare tra i bambini figli di cittadini stranieri. Il testo originale redatto da Fabri stabiliva che la cittadinanza sarebbe stata automatica per i bambini nati da almeno un genitore residente legalmente in Italia da 5 anni, senza interruzioni. L’emendamento di Dorina Bianchi introduce invece come requisito non più la semplice residenza ma il permesso di soggiorno per lungo periodo, quello a tempo indeterminato, una carta concessa però al superamento di un test di lingua A2 e a determinati standard, compreso il reddito familiare”. Insomma un passo in avanti ma ancora tanto c’è da fare.

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