Si torna a parlare di Apocalisse, ma in questo caso non è una profezia sulla Fine del mondo che risale ai tempi dei Maya e nemmeno l’arrivo di un asteroide secondo i calcoli di qualche università. Si tratta semplicemente di previsioni basate sull’attuale metodo di sfruttamento delle risorse naturali che l’uomo sta mettendo in atto: fra 10 anni lo scenario del nostro Pianeta sarà caratterizzato da città sommerse e milioni di rifugiati. Lo assicurano due studi americani secondo cui continuando a bruciare tutti i combustibili fossili, il livello dei mari si innalzerà di 60 metri e la desertificazione renderà inospitali molti Paesi.

Addio in questo caso a decine e decine di città tra cui New York, Berlino, Shanghai, Londra e Parigi. Tutta colpa delle forti emissioni di gas serra, che se continueranno di questo passo comporteranno gravi rischi per qualcosa come 50 milioni di persone che entreranno a far parte di una categoria ancora non esistente, quella dei “rifugiati climatici”. Saranno persone costrette alla fuga per i disastri provocati nelle loro città da riscaldamento globale e desertificazione. Le previsioni sono contenute in due studi pubblicati sulle riviste Pnas e Science Advances.

Uno scenario che coincide con un periodo in cui, nonostante l’accordo sul clima firmato al G7 di Elmau, i dati dicono che il nostro Pianeta rischia di superare il tetto massimo per l’aumento della temperatura globale fissato a due gradi rispetto ai livelli preindustriali.

Tutta colpa del consumo ininterrotto di combustibili e la produzione di emissioni ai ritmi attuali. Le conseguenze saranno una vera e propria catastrofe per il nostro Pianeta.

“Se dovessimo bruciare tutte le riserve di combustibili fossili, questo eliminerebbe la calotta antartica e provocherebbe un innalzamento permanente del livello del mare senza precedenti nella storia umana”, spiega Ricarda Winkelmann, autrice dello studio.

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