Sta facendo il giro del mondo la foto di un’orsa bianca malata, ridotta allo stremo, che si aggira per i ghiacci del polo. Un animale che siamo abituati a vedere morbido, imponente, ridotto pelle e ossa, che a malapena riesce a camminare, muovendosi su una lastra di ghiaccio. Potrebbero essere mille le cause di questa sua condizione: potrebbe essere semplicemente un esemplare malato, o anziano, ma è facilmente e in poco tempo diventato il simbolo della sofferenza degli animali a causa dei cambiamenti climatici. L’immagine che sta commuovendo il mondo animalisti e non, è stata postata qualche settimana fa dalla fotografa Kerstin Langenberger sulla sua pagina fan.

Il successo della fotografia, per la sua drammatica autenticità, è testimoniata dal fatto che è stata condivisa da più di 50mila persone e ha ricevuto oltre 5mila commenti.

Una foto che probabilmente resterà a lungo nell’immaginario collettivo e che diventerà il simbolo dei cambiamenti climatici, a prescindere dal fatto che la causa della sofferenza dell’animale siano proprio gli sconvolgimenti ambientali causati dall’uomo. “Il motivo principale per cui i turisti e gli amanti della fotografia naturalistica vengono alle Svalbard sono gli orsi polari – scrive la Langenberger nel testo che accompagna l’immagine – A prima vista, tutto sembra come è sempre stato, ma davvero gli orsi vivono bene qui? A me sembra che le estati siano più calde che mai e che i ghiacci si ritirino e scompaiano ogni anno”.

Ma c’è chi va controcorrente, riducendo l’allarmismo: “Secondo gli esperti – continua la fotografa – la popolazione degli orsi delle Svalbard è stabile, persino in aumento, ma come può essere stabile se è costituita da meno femmine e cuccioli e se gli orsi hanno una massa corporea insufficiente? Non ho dati scientifici per supportare le mie osservazioni ma ho occhi per vedere e una testa per trarre conclusioni. Il cambiamento climatico è una realtà importante qui nell’Artico. Dipende da noi cercare di cambiare questa situazione. Ogni piccola azione che facciamo per cambiare è un passo nella giusta direzione. Dobbiamo solo per iniziare e continuare!”.

Va detto che in Alaska, ad esempio, la popolazione degli orsi bianchi è diminuita del 40% nel primo decennio del ventunesimo secolo. Colpa del riscaldamento globale, che assottiglia e scioglie i ghiacci, allontana le prede dai loro cacciatori, spezza il ciclo vitale della fame, pone determinati animali a serio rischio estinzione.

Però secondo le osservazioni condotte in Canada da Linda Gormezano e Robert Rockwell del Museo Americano di Storia Naturale, non ci sono solo brutte notizie:
“Gli orsi polari sono molto opportunisti, tanto che è ormai ampiamente documentato il loro consumo di diversi tipi di cibo sulla terraferma” ha dichiarato Rockwell, che ha studiato l’ecologia artica della baia di Hudson occidentale per quasi 50 anni. “L’analisi degli escrementi e le osservazioni dirette ci hanno mostrato che orsi polari subadulti, gruppi familiari e anche alcuni maschi adulti stanno già mangiando piante e altri animali, durante il periodo in cui il ghiaccio è più sottile e non consente loro di cacciare le foche“. Infatti sulla costa occidentale della baia di Hudson, nella provincia di Manitoba, gli studiosi hanno osservato questi mammiferi cacciare anche i caribù. Gli orsi polari sopravviveranno quindi allo scioglimento dei ghiacci.

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