Dici Super Mario e dici Nintendo, dici Nintendo e dici Super Mario. In generale, parliamo di uno dei videogiochi icona di tutti i tempi, capaci di attraversare come nulla fosse 30 anni e di adattarsi alle novità tecnologiche delle console come nulla fosse, senza nulla perdere in fascino e seguito, anzi. Se non fosse per le incursioni poco apprezzate nel mondo del cinema, si potrebbe parlare di un marchio perfetto. Ma forse non esiste. Super Mario festeggia i suoi (primi) 30 anni e per l’occasione Nintendo si regala Maker.

Per i non appassionati Super Mario è comunque un personaggio famosissimo, idraulico baffone simpaticissimo e scatenato. Chi lo conosce sa bene anche chi sono i suoi amici e nemici, come il fratello Luigi, la principessa Peach, il fungo Toad, il cattivo Bowser e il dinosauro Yoshi.

Il debutto è avvenuto nel 1985, ed è stato successo al primo colpo. Poi brava Nintendo a saperlo reinventare, portandolo fino ai giorni nostri. Pochi sanno che Maro nasce come Jumpman, quando nel 1981 l’allora quasi sconosciuto disegnatore Shigeru Miyamoto realizza un personaggio da inserire nel videogame Donkey Kong.

Poi MArio ha preso vita propria autonoma ed è diventato Super Mario Bros, legando il suo nome e il suo successo a doppio filo con la console Nintendo Entertainment System, che ha saputo resistere all’avvento di Play Station e Xbox.

Negli ani sono arrivati tantissimi capitoli come Super Mario Land, Super Mario World, Super Mario Galaxy, Mario Kart e altri ancora, attraverso supporti diversi come Super Nintendo, Nintendo 64, Game Boy e Wii, insomma da console da salotto a portatili.

Mario ha venduto finora oltre 310 milioni di giochi in tutto il mondo e la saga continua con Super Mario Maker, nuovo capitolo della serie su Wi U, titolo con cui creare livelli propri che offre la possibilità di usare quelli pensati dagli utenti di tutto il mondo, per una longevità praticamente infinita introdotta da Little Big Planet su PlayStation.

Shigeru Miyamoto, il papà di Mario: “Quando nacque, in Donkey Kong, lo chiamavamo Jumpman o Mr. Video”, racconta a Repubblica. “Noi mandavamo i videogame in America alla nostra filiale che li conservava in un magazzino che era di proprietà di un signore di nome Mario. Lo staff giapponese che lavorava alla Nintendo America iniziò a chiamare Mario il personaggio di Donkey Kong e la cosa fu contagiosa. E a noi piacque. Poi venne naturale chiamare il fratello Luigi. Luigi infatti è anche una parola giapponese che significa ‘simile’. Luigi è come Mario, solo che è vestito in verde. Qualcuno in seguito sostenne che avevo fatto questa scelta pensando a Luigi Colani, il designer, perché il padre si chiamava Mario. Ma si tratta solo di una diceria”. “Come sarà Mario fra altri trent’anni? Difficile dirlo, non so nemmeno se sarò ancora qui”, conclude Miyamoto. “Ma certo, immagino che lui ci sarà ancora come c’è ancora Topolino. Credo che supererà il confine dei media digitali, esistendo in tante altre forme, iniziando dai parchi a tema. Insomma, è ancora molto giovane Mario e ha tante cose da fare davanti a sé”.

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