Renzi vorrebbe introdurre maggiore flessibilità sul tema pensioni ma a costo zero per lo Stato. Poletti lo sconfessa parlando della possibilità di una flessibilità in uscita dal mondo del lavoro che possa anche essere supportata dalle casse del governo. Renzi però insiste sul suo obiettivo: andare in pensione prima della scadenza, ma senza costi per lo Stato.

Per il premier è possibile: «Lo stiamo studiando» dice Matteo Renzi «ma si annuncia una cosa sulle pensioni solo quando si è sicuri di farla». La sensazione è dunque che ci sarà ancora da aspettare: «Oggettivamente dobbiamo trovare un meccanismo per cui chi vuole smettere di lavorare un po’ prima rinunciando a un pezzo di pensione possa farlo».

Sul tema pensione anticipata si era espresso anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti parlando di flessibilità in uscita in occasione del Forum Ambrosetti. L’esponente del PD ha spiegato che la riduzione delle rigidità non è ancora sicura al 100% in quanto bisogna fare prima una discussione generale e quantificare le risorse effettivamente necessarie. Il ministro, però, non ha dubbi sul fatto che la manovra varata dal governo Monti ha bloccato il turnover, impedendo ai giovani di entrare nel mondo del lavoro a causa del prolungato trattenimento dei meno giovani, soprattutto precoci: “E’ troppo presto per dirlo, prima dobbiamo fare una discussione intorno al DEF e alla legge di stabilità, definito il tema delle risorse le norme generali rimangono quelle, le opzioni possibili sono una flessibilità che consenta anticipazioni di uscita”.

Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia: «Nel medio-lungo periodo, rendere flessibile l’età della pensione porterebbe lo Stato non a spendere di più ma a risparmiare»; «chi dovesse decidere di lasciare il lavoro prima dei 66 anni avrebbe un assegno più basso non per un pò di tempo ma per tutto il resto della sua vita. È da qui, ma non solo, che arriverebbero i risparmi per il bilancio pubblico. Anche questa è spending review».

«Per garantire l’equilibrio del sistema – sottolinea – non bisogna guardare solo all’oggi ma anche al domani e ai giorni che vengono dopo. Tuttavia è chiaro: se nel medio-lungo periodo la flessibilità porta risparmi, nell’immediato dei costi ci sono. Ma possono essere sostenibili, del tutto sostenibili».

L’uscita dal mondo del lavoro in maniera più flessibile è fondamentale, purchè non si traduca in un esborso eccessivo per lo Stato e in una penalizzazione ulteriore per il lavoratore: «Bisogna capire il quanto: sia sui tempi di anticipo della pensione, sia sulla riduzione delle entrate per chi esce dal mondo del lavoro prima del dovuto. Fino a quando non avremo le idee chiare è inutile parlare».

Sulle tasse per la casa invece resta convinto della sua promessa: «Il 16 dicembre sarà l’ultima volta che gli italiani pagheranno le tasse per la prima casa». «Chi si è spezzato la schiena 30 anni per pagare un mutuo è giusto che non paghi. I veri ricchi sono quelli che hanno una seconda o una terza casa, e loro saranno ancora tassati».

Il tutto non piace agli enti locali: «Quello che togliamo ai Comuni col taglio di Imu e Tasi lo restituiremo paro-paro sotto forma di assegno». «Su questo mi impegno, assolutamente».

Sulla riforma del Senato, tema caldo: «Il punto delicato è sulle competenze tolte al Senato su richiesta di una parte del mio partito e che adesso vogliono reintrodurre. Si mettano d’accordo, li chiamiamo a un confronto all’americana e entro il 15 ottobre risolviamo la partita. Poi saranno gli italiani a dire sì o no col referendum».

Sui suoi avversari, interni al partito, che sperano di prendere il suo posto: «Ci sono tantissimi anti Renzi: Rossi, Emiliano, Speranza, Bersani che lo è ad honorem, e D’Alema anche se non credo che corra, ma magari farà il king maker. Va bene così, è giusto che ci sia chi la vede diversamente. Io non ho paura di perdere la seggiola e non sto provando nemmeno a tenerla, se no farei un accordo con tutti».

Sul tema pensione anticipata si era espresso anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti parlando di flessibilità in uscita in occasione del Forum Ambrosetti. L’esponente del PD ha spiegato che la riduzione delle rigidità non è ancora sicura al 100% in quanto bisogna fare prima una discussione generale e quantificare le risorse effettivamente necessarie. Il ministro, però, non ha dubbi sul fatto che la manovra varata dal governo Monti ha bloccato il turnover, impedendo ai giovani di entrare nel mondo del lavoro a causa del prolungato trattenimento dei meno giovani, soprattutto precoci: “E’ troppo presto per dirlo, prima dobbiamo fare una discussione intorno al DEF e alla legge di stabilità, definito il tema delle risorse le norme generali rimangono quelle, le opzioni possibili sono una flessibilità che consenta anticipazioni di uscita”.

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