Altro che moda passeggera: i tatuaggi sono sempre più la passione del momento e piano piano stanno contagiando anche il mondo femminile.Se fino a qualche anno fa erano prerogativa quasi esclusiva degli uomini, con poche rappresentanti del sesso femminile confinate ad alcune categorie ben definite (artisti, cantanti) adesso le donne sono sempre più propense a farsi marchiare la pelle. Magari con disegni più piccoli, delicati e nascosti, ma sempre tatuaggi sono.

Polsi, schiena, inguine, caviglia, collo sono i posti preferiti. Addirittura le donne hanno sorpassato gli uomini: il 13,8% delle donne e l’11,7% degli uomini fanno parte dei 7 milioni di persone tatuate in Italia.

Lo dice l’Istituto superiore di sanità con IPR marketing su un campione di circa 8 mila persone, rappresentativo della popolazione italiana dai 12 anni in su. Secondo le stime, il primo tatuaggio viene fatto intorno a 25 anni; curiosamente il picco si ha tra i 35 ai 44 anni (29,9%), quando probabilmente ci si sente liberi e non si deve dare più conto a nessuno, soprattutto ai genitori; circa 1,5 milioni hanno 25-34 anni, e il 7,7% è minorenne.

«Capire chi si tatua e dove, come lo fa e con quale consapevolezza, tracciare una sorta di demografia del tatuaggio significa comprendere meglio le criticità connesse a questa pratica e di quali regole ci sia bisogno perché sia effettuata in piena sicurezza – afferma Alberto Renzoni, esperto dell’Istituto Superiore di Sanità che ha coordinato l’indagine – Il 22% di chi si è rivolto a un centro non ha firmato il consenso informato. È invece necessario non solo firmarlo ma che nel farlo ci sia un reale consenso e una reale informazione, considerato inoltre che una fetta consistente delle persone tatuate è rappresentato da minori che potrebbero farlo solo con il consenso dei genitori».

Gli uomini scelgono di tatuarsi braccia, spalla e gambe, mentre le donne soprattutto schiena, piedi e caviglie. Un tatuato su 4 risiede al Nord Italia, il 30,7% ha una laurea e il 63,1% lavora. Il 76,1% ha preferito rivolgersi a un centro specializzato e il 9,1% a un centro estetico, ma il 13,4% lo ha fatto al di fuori delle strutture autorizzate e «ciò può costituire una fonte di rischio», avverte l’Iss.

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