E’ l’incubo di qualunque paziente che deve finire sotto i ferri, quello di svegliarsi durante l’anestesia, magari essendo incapace di avvertire il chirurgo di essere cosciente. Se ne è fato anche un film “Anestesia cosciente” che ha poi risvolti paranormali e da thriller. Quello che è accaduto alle Molinette è tutt’altro, niente incubi o angoscia, solo una nuova frontiera della chirurgia.

Una combinazione tra spinale ed epidurale, per il primo trapianto di rene avvenuto in Italia con paziente sveglio. Questa tecnica consente al paziente di diminuire al minimo i rischi e di non avere esigenze di rianimazione post-operatoria. A causa di una grave insufficienza respiratoria il paziente non avrebbe potuto ricevere il trapianto in anestesia generale e i medici hanno deciso di usare per la prima volta la tecnica dell’anestesia combinata, mai utilizzata finora per un trapianto.

Durante le 4 ore dell’intervento, il paziente è rimasto sveglio, non sofferente e collaborativo con i sanitari, con cui parlava. Il trapianto è perfettamente riuscito e l’uomo è ora ricoverato nel reparto di nefrologia universitaria, diretta da Luigi Biancone. In sala operatoria c’erano l’anestesista Fabio Gobbi, dell’anestesia rianimazione 3, diretta da Pierpaolo Donadio, i chirurghi vascolari Piero Bretto e Federica Giordano e l’urologo Giovanni Pasquale. La tecnica dell’anestesia combinata peridurale e spinale, mai utilizzata prima per un trapianto. «Ciò ha permesso al paziente di ridurre al minimo i rischi anestesiologici – sottolineano i medici – e di non avere necessità di rianimazione post-operatoria».

«Durante il trapianto il paziente era sveglio in perfetto benessere e ha potuto chiacchierare amabilmente con gli operatori», hanno anche fatto sapere dall’ospedale.“Quando è entrato in sala chirurgica era troppo ansioso – ha detto il dottor Fabio Gobbi, anestesista – poi con la sedazione si è a poco a poco rasserenato e abbiamo parlato un po’ di ogni cosa, nello specifico di calcio. Non ha mai avuto la sensazione di dolore. Il blocco motorio è stato prodotto nella zona da operare e ha autorizzato ai chirurghi di impiegare le proprie energie con la massima calma. L’insufficienza respiratoria ostruttiva del paziente era così grave che non avrebbe permesso ulteriori risoluzioni, compresa l’anestesia generale che avrebbe normalmente reso indispensabile un ricovero in terapia intensiva”.

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