In una lunga intervista al Corriere della Sera il ministro Poletti parla della riforma pensioni e avverte: la riforma non è a costo zero. Il ministro del Lavoro annuncia penalizzazioni più leggere per la flessibilità e sul tema del lavoro preannuncia presto un dato unico.

Sulla disoccupazione u sorriso a metà: «Sono contento che la disoccupazione giovanile sia scesa al 40 per cento e non sia più al 42. Sarei più contento se scendesse ancora, diciamo al 37 per cento. Ma sempre di numeri alti parliamo. E allora c’è un altro pezzo di riforma del lavoro che bisogna fare».

Sul tema pensioni la flessibilità sembra la strada principale da intraprendere: «Tenere le persone dentro le aziende è uno dei fattori che impedisce ai giovani di trovare un lavoro. E una delle cause per cui le aziende stesse faticano a tenere il passo con un mondo sempre più veloce».

Poletti va controcorrente rispetto alla linea del governo e spiega che la flessibilità: «non deve essere per forza a costo zero, le penalizzazioni non possono essere insostenibili. Bisognerà fare un ragionamento complessivo nel governo, tenendo a mente che quello non è solo un intervento sulle pensioni. E che, come obiettivo laterale ma non meno importante, ha quello di aiutare l’occupazione giovanile».

Per chi auspica una cancellazione della tanto vituperata legge Fornero una brutta notizia:
«Non si può tornare alle regole che avevamo prima della legge Fornero. Vedremo, discuteremo. E credo che, in termini nuovi, bisogna riprendere in mano anche la questione della staffetta generazionale».

I dati dicono che la crisi e il peggio sono alle spalle, ma gli italiani ancora non se ne accorgono: «Usciamo da una crisi di sette anni. È inevitabile che si senta ancora la coda della recessione e ci siano numeri apparentemente contraddittori. Adesso di Grecia non si parla più ma tre mesi fa sembrava la fine del mondo. Questo, ad esempio, sugli investimenti può aver influito».

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