Google sta cambiando in questi giorni, e lo segnala con l’introduzione di un nuovo logo, punta dell’iceberg di cambiamenti più profondi. Ma dopo dieci anni di onorato servizio come semplice piattaforma di archivio video e di numeri record (oltre un miliardo di utenti) cambia anche YouTube che amplia la sua offerta e diventa vero e proprio strumento media a trecentosessanta gradi, contaminandosi anche con mondo della tv e dei canali di intrattenimento. Quest’anno dovrebbe essere quello del salto nel mondo dei servizi a pagamento seguendo la strada intrapresa da Apple Music e Spotify o da Sky e Netflix, vicino al debutto nel nostro Paese dopo aver conquistato gli Stati Uniti con film e serie tv di alta qualità.

YouTube sta dunque per lanciare due servizi in abbonamento entro il 2015. Qualcosa è già accaduto in questo senso con YouTube Music Key, servizio per lo streaming musicale a pagamento ancora in fase sperimentale che sta per compiere un anno.

La notizia è stata data dal sito specializzato The Verge che spiega: «In questo modo il sito sarebbe un mix di contenuti gratis, supportati da annunci e anche a pagamento». «Dare agli utenti più opzioni per fruire dei contenuti e ai creatori più opportunità di fare ricavi è tra le priorità di YouTube» è lo scopo di YouTube, come spiegato da un portavoce al sito americano Mashable.

YouTube infatti crede di non monetizzare a dovere la sua incredibile popolarità. Secondo una stima del Wall Street Journal di qualche mese fa, YouTube non genera ricavi proporzionati alla sua straordinaria diffusione: nel 2014 sono stati 4 miliardi di dollari grazie ad una maggiore raccolta pubblicitaria. Ma bisogna considerare le spese per i contenuti e l’infrastruttura tecnologica che addirittura porta la società a essere in pareggio.

Inoltre bisogna considerare che la popolarità di YouTube non è più assicurata da un monopolio del genere come accadeva fino a qualche anno fa: le piattaforme video si moltiplicano e colossi come Facebook la incalzano nel suo core-business. Basti pensare che la società di Mark Zuckerberg ha superato YouTube per visualizzazioni di video grazie all’autoplay, i filmati che partono senza comando del’utente, e che alla fine vengono lo stesso guardati.

Google non ci sta e vuole rilanciare YouTube, facendolo passare da semplice archivio video a media globale, tv compresa. Nel 2012 ha pagato centinaia di milioni di dollari a produttori di contenuti nel tentativo di creare dei canali simil-televisivi. I risultati però non sono stati quelli sperati.

Come detto da circa un anno è attivo il servizio in abbonamento “Music Key” simile a quello di Spotify e Apple Music. Lo scopo di YouTube è realizzare canali a pagamento con abbonamenti differenziati per categoria come Sky e Mediaset che propongono «pacchetti» online dei contenuti. In questo senso l’arrivo di Netflix non facilita certo il compito.

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