In attesa che Netflix, quello vero, sbarchi anche in Italia per la felicità degli appassionati di serie tv e film che provengono direttamente da oltreoceano, nel nostro Paese finisce sotto sequestro Popcorn Time, quello che viene definito il “Netflix” pirata. Lo ha sancito il Tribunale di Genova che ha imposto ai provider di impedire l’accesso ai siti dove si scarica il famoso programma con il quale si possono vedere in streaming migliaia di film violando i diritti d’autore.

Nuovo punto messo a segno dalla legge nei confronti della pirateria online, anche se la battaglia è ancora lunga. Per il momento finisce sotto accusa Popcorn Time, il “Netflix” dello streaming pirata. Merito della Guardia di Finanzia che ha chiesto ai provider di impedire l’accesso ai siti dove si scarica il famoso programma open source.

Il tutto in seguito a un ordinanza della Procura della Repubblica di Genova. Finiscono nel mirino dunque i siti con estensione .io e .se e la versione beta del programma italiano. Ricordiamo che Popcorn Time utilizza un meccanismo usato da altri siti pirata, come ad esempio rojadirecta: non offre streaming direttamente dai propri server, ma è un programma che mette in contatto peer to peer gli utenti interessati. Un po’ come Emule. E un po’, appunto, come rojadirecta che non mostra le partite in streaming direttamente sul suo portale ma raccoglie i link ai siti che offrono questa possibilità. Illegale.

Su Popcorn ci sono migliaia di film con sottotitoli. L’Italia è così il primo Paese a eseguire un ordinanza di questo tipi contro il programma. Una decisione che sarà accolta favorevolmente dall’industria cinematografica considerato che produttori di film hanno già sollevato la voce contro gli utenti che li scaricavano.

L’inghippo con questo tipo di programmi è nel fatto che non c’è un server centrale di riferimento che consente di scaricare film, ma ogni utente mette a disposizione i suoi file, prendendoli a sua volta da altri utenti. L’unico modo dunque di arrestare il fenomeno sarebbe dichiarare illegale l’attività di chi lo pratica, dunque provando a spaventare gli utenti, o impedire l’accesso al download del software, ma ovviamente chi ce l’ha già non avrà problemi.

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