Sembra di sentire Silvio Berlusconi di qualche anno fa, e invece è Matteo Renzi, presidente del Consiglio, che annuncia i prossimi provvedimenti del Governo in tema di tasse: «Il prossimo anno togliamo Tasi e Imu per tutti. Non è possibile continuare questo giochino». Matteo Renzi dice ciò che gli italiani speravano da tempo di sentirgli dire: «in Italia la tassazione è esagerata».

Renzi al teatro Rossini di Pesaro spiega la linea del suo Governo: «C’è l’idea che il governo abbassa le tasse solo per il consenso e c’è un pregiudizio: chi fa il premier è solo per garantirsi un proprio futuro. Noi siamo abituati ai politici che stanno per generazioni ed invece noi dopo due mandati lasceremo. L’Italia ha bisogno di ridurre il carico fiscale, mantenere certo il livello di sociale ma ridurre».

Un riferimento ai sindacati: «Abbiamo dimezzato i permessi sindacali: il sindacato è una cosa bella ma se riduci i permessi non fa male. Noi abbiamo il maggior numero di sindacalisti e politici e se noi riduciamo il numero un po’ non è un attacco al sindacato ma è un modo per dire fai meglio il tuo lavoro».

Sul futuro del nostro Paese: «L’Italia è di fronte a un bivio: l’Italia deve tornare a fare l’Italia e allora c’è spazio per uscire dalla crisi. Se viceversa non investisse su se stessa insistendo sulla negatività non sarà un Italia meno ricca, ma il mondo», aveva detto il premier intervenendo poco prima al Meeting di Cl a Rimini.

Poi uno sguardo ai motivi che hanno portato il nostro Paese in questa difficile situazione: «L’Italia in questi 20 anni ha trasformato la Seconda Repubblica in una rissa permanente ideologica che ha smarrito il bene comune e mentre il mondo correva è rimasta ferma in discussioni sterili interne», ha aggiunto il premier.

Sul ruolo di Berlusconi negli ultimi anni: «Io credo che il berlusconismo e per certi versi anche l’antiberlusconismo hanno messo il tasto pausa al dibattito italiano e abbiamo perso occasioni clamorose. Ora il nostro compito è di rimetterci a correre. È come se le riforme siano un corso accelerato per rimettere l’Italia in pari».

Sulle intenzioni del governo: «Non sarà semplicemente con le riforme che l’Italia ritroverà la propria identità ma le riforme sono la premessa». «Il pacchetto di riforme che stiamo tentando di fare dal jobs act a quelle istituzionali, dalla legge elettorale alla riorganizzazione PA, dalla Buona Scuola alla responsabilità civile dei magistrati. Il tentativo è che l’Italia recuperi il tempo perso». «L’Italia può giocare un ruolo nell’Europa che cambia ma a condizione che sia essa stessa a cambiare», ha continuato Renzi.

Sul suo ruolo all’interno del Paese: «Non mi sono candidato al Parlamento perché il sistema non prevede la corrispondenza tra chi si candida e chi guida il paese. La legge elettorale è il primo tassello per riuscire finalmente a governare e non difendersi dagli assalti della minoranza o dell’opposizione. È una rivoluzione».

Sulle elezioni dei senatori: «È incredibile la discussione. Dicono che se non c’è elezione diretta» dei senatori «è a rischio la democrazia» ma «non è che devi votare tante volte, quello è il telegatto. Moltiplicando le poltrone si fanno contenti quei politici, non gli elettori».

«L’Italia ha cancellato la parola politica che è una parola bella, piena di significati alla faccia dei tecnici che ci danno lezioni ma sbagliano tutti i conti», ha affermato ancora Renzi.

Sulle necessità del nostro Paese: «L’Italia ha bisogno di rimettersi in movimento», ha detto ancora Renzi. «Ho letto che c’è stato un politico – ha aggiunto riferendosi senza citarlo a Salvini – che ha detto di voler bloccare il paese per 3 giorni a novembre… ma sono 20 anni che la stanno bloccando! E la risposta, invece, è rimetterla in moto».

Sulle tasse dice che abbassarle «non è per far trovare consenso al premier. La riduzione delle tasse aumenta il tasso di libertà del paese, aumenta il tasso di giustizia sociale. Non sono invenzioni prese da un coniglio pescato da un cilindro qualunque, ma l’unico modo per consentire a chi vuole fare di farglielo fare» e per farlo bisogna «rendere l’Italia più semplice». «Quando a Michelangelo gli domandarono come aveva fatto il capolavoro del David – ha ricordato il premier – ha risposto: ho solo tolto tutta la roba che c’era in più. Ed è quello che dobbiamo fare noi oggi…».

Sul rapporto con l’Europa: «Quando parliamo di strategia per l’Ue forse si è persi vent’anni, quando parliamo di Mediterraneo non parliamo di frontiera Ue ma del cuore dell’Ue ma non c’è stata sufficiente attenzione della politica nel considerare il Mediterraneo il cuore del dibattito Ue, si è guardato in direzione strabica».

«Prima salviamo le vite, poi penseremo a come dare un futuro a queste persone. Non rinuncio a secoli di civiltà. Non cederemo mai al provincialismo della paura».

«L’Europa a 28 è troppo o troppo poco. È nata senza una visione politica da parte dell’Italia. Ha cancellato il Mediterraneo dalla discussione e cancellato anche i Balcani. C’è una emergenza Balcani che è pazzesca», ha proseguito il premier.

«Abbiamo una stella polare che sono gli Usa. Non credo ad una equidistanza dell’Italia nel mondo internazionale, credo nell’Italia come portatrice di dialogo». Ma «pensare di costruire l’Europa contro la Russia, come vuole fare qualche Paese recentemente entrato, è un errore», ha detto ancora il premier. «Non è un fatto economico, non sono le sanzioni il problema dell’economia russa, ma un fatto culturale. L’Europa non può essere costruita contro il vicino più grande», ha aggiunto Renzi.

«Per me è importante riconoscere che l’Italia ha uno spazio gigantesco se smette di piangersi addosso e riconosce che ciò che ci fa grandi è tutto qui. Per l’Italia occorre richiamare ciascuno alla singola responsabilità di prendere consapevolezza della straordinaria forza che abbiamo. L’Italia finirà se passerà la meraviglia, la capacità di stupirsi, mettersi in gioco», ha detto ancora il premier.

«Vorrei dirvi che non mi andava di venire e poi trovare i titoli dei giornali che comunque troveremo domani sull’accoglienza, più o meno calda o forte, politicamente intesa. Tuttavia abbiamo scelto di essere qui per rispondere a delle domande», ha affermato il premier all’inizio del suo intervento. «Voglio avere franchezza: non volevo venire al Meeting – ha esordito Renzi – ma non per un fatto ideologico. I miei predecessori a Palazzo Chigi hanno sempre scelto di venire magari per utilizzare questo luogo anche perché è una gigantesca agorà politica. Anche qualche predecessore alla guida del mio partito magari lo ha scelto più per l’aspetto legato all’economia».

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