Per quel che riguarda il consumo di suolo, il Lazio fa registrare un record negativo. Basti pensare a zone come quelle del Lido di Ostia, delle spiagge di Fiumicino, di Santa Marinella. Tratti con criticità che richiedono urgenza di intervento.

Ciò che è accaduto negli ultimi 30 anni ha cambiato il volto del nostro Paese: qualcosa come 222 km di coste italiane sono stati urbanizzati. In Calabria si toccano punte record con cementificazione che ha coinvolto il 65% del litorale. Legambiente non fa sconti e lancia l’allarme dopo aver setacciato 3.902 km di coste, da Ventimiglia a Trieste. Un totale di 13 regioni. Il risultato è che più della metà della zona, equivalente al 56,2% dell’area analizzata, è stato interessato da interventi urbanistici.

Legambiente si sofferma sul Lazio dove “spiccano le criticità di tratti come il Lido di Ostia, le spiagge di Fiumicino, Santa Marinella e Scaglia, in cui non solo si è consumato suolo a scopo residenziale quasi esclusivamente per seconde case e servizi correlati, ma è stata occupata la spiaggia con attrezzature turistiche imponenti”.

In tutto questo la formula del silenzio/assenso proposta dalla legge Madia non aiuterà certo a risolvere la situazione, anzi. Previsto un aumento di alterazione del paesaggio costiero. “Se molte minacce per il paesaggio costiero si sono realizzate all’interno di un quadro normativo che prevedeva piani regionali e vincoli di edificabilità, come quelli introdotti dalla Legge Galasso, è facile immaginare cosa potrà succedere in assenza di una riorganizzazione e di un rafforzamento degli uffici preposti alla gestione dei vincoli ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini”.

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