Tutto esaurito per il concerto dei Dream Theater di stasera 1 luglio a Roma all’Auditorium Parco Della Musica. Sarà la seconda tappa italiana del tour che i colossi americani del progressive metal stanno portando avanti in tutto il mondo per celebrare i 30 anni della loro carriera. E proprio per questo, presentano una scaletta che propone un brano per ogni album in studio realizzato in questi tre decenni in cui hanno realizzato dei veri e propri capolavori. Ieri sera intanto prima tappa italiana del tour nel Castello Svevo di Barletta, per Prog in the Castle. Atmosfera gioiosa, grande ambientazione e ottima esibizione per La Brie e soci, nonostante un pubblico non numerosissimo, ma certamente altamente selezionato. Ad aprire la serata i Virtual Symmetry, ottima band di progressive italiano, simile a quello dei DT e poi i grandissimi Evergrey, che hanno dato vita a uno show power progressive evocativo e di grandissimo livello, come sempre gli svedesoni sono abituati a fare.

Questa la scaletta del concerto

– False Awakening Suite
– Afterlife
– Metropolis Pt. 1: The Miracle and the Sleeper
– Caught in a Web
– A Change of Seasons: II Innocence
– Burning My Soul
– The Spirit Carries On
– About to Crash
– As I Am
– Panic Attack
– Constant Motion
– Wither
– Bridges in the Sky
– Behind the Veil

Punti forti Metropolis, The Spirit Carries On, As i am e A Change of season. Un paio di scelte discutibili: da When Dream and Day Unite si poteva pescare sicuramente meglio, da Falling Into Infinity la sensazione è che comunque si pescasse si cascasse male, ma certo non si poteva liquidare l’album come nulla fosse. Peccato per il bis, che si conferma essere Behind the veil, e che poteva essere una grande hit magari ripescata da uno degli album già suonati. Chi ha detto Surrounded?

I Dream si confermano comunque in grande forma. Myung è una macchina da guerra, forse unico bassista al mondo a suonare quante se non più note del chitarrista. La Brie si muove ancora bene, Portnoy sembra ancora divertirsi come agli esordi, come Jordan Rudes. Benissimo Mike Mangini per precisione e velocità, ma non si offenderà se diciamo che per fantasia e carisma Mike Portnoy era un’altra cosa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.