Sono passati sei anni da quando il mondo ha dovuto prematuramente dire addio a uno degli artisti più straordinari e controversi di tutti tempi. Il 25 giugno 2009 moriva Michael Jackson, il re del Pop, nella sua casa incantata, quella Neverland oggetto di tante illazioni e accuse pesantissime.

La morte di Jackson non può certo passare inosservata, e tante sono le voci e i sospetti attorno alle reali circostanze nelle quali sarebbe avvenuta. Muore probabilmente per un abuso di farmaci, dopo che il dott. Murray, la notte del 24 giugno 2009, gli somministra in più riprese alcune dosi di benzodiazepine. Michael non riesce a prendere sonno e prende anche l’anestetico Propofol. Il resto è avvolto dal mistero, e non mancano le teorie del complotto, da parte di chi è convinto sia stato assassinato, o quelle ancora più fantasiose da parte di chi è convinto che sia ancora vivo, e che abbia messo in scena la sua morte per liberarsi da tutte le pressioni e le accuse infamanti che gli sono piovute addosso negli ultimi anni.

Michael Jackson sembrava in buona salute, aveva programmato il suo grande ritorno sui palcoscenici con una serie di concerti che stava preparando nei minimi dettagli, come la sua maniacale professionalità gli imponeva di fare sempre. L’eredità che lascia, ultima, sono proprio i video dei backstage di This is It, tournè che non inizierà mai.

Lascia in eredità al mondo la sua arte, le sue canzoni, il suo ballo con innovazioni straordinarie come i passi che solo lui poteva fare, Moonwalk compreso. Lascia anche tanti sospetti sulla sua presunta pedofilia, che gli è costata processi, accuse e sofferenze. Lui che si professava semplicemente amante della compagnia dei bambini ma in modo sano, per giocare, come non aveva potuto fare quando era lui bambino. Si porta con se la verità e quell’alone di grandezza che solo chi scompare prematuramente può avere, con il rimpianto di quanta altra arte avrebbe potuto regalare se fosse ancora vivo.

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