Il 25 giugno Arnold Schwarzenegger ci sorprenderà ancora con l’horror post apocalittico Contagious, storia di un padre che non si arrende alla lenta trasformazione di sua figlia in uno zombie a causa di una pandemia che ha contagiato l’inter umanità. Ma chi si aspetta un film stile primo Walking Dead o George Romero, con orde di zombie carnivori e il solito nostro Schwarzy a ucciderne il più possibile tra azione e ironia, come ci ha abituato nei suoi tanti ruoli hollywoodiani si sbaglia.

Contagious è assolutamente un film diverso sui morti viventi, incentrato più sul lato sentimentale e intimista, in questo caso del rapporto tra un padre impotente o quasi davanti alla malattia della figlia. In questo senso assomiglia un po’ di più alle ultime serie di Walking Dead, quelle che hanno un po’ messo da parte lo splatter e l’azione per concentrarsi maggiormente su sentimenti e risvolti psicologici e umani. Se in Walking Dead alla fine la morale è diventata che sono molto più pericolosi gli essere umani sani di quelli trasformati in zombie, qui la morale è che davvero per un padre i figli restano sempre tali, qualunque cosa accada, anche a costo di mettersi contro tutto e tutti e di rischiare le propria vita.

Schwarzenegger si dimostra un attore decisamente più bravo di quanto ha voluto forse lui stesso far credere nel corso di una intera carriera, e questa pellicola potrebbe costituire un vero e proprio momento di passaggio per la sua carriera, in cui, in maniera soft, lascia un certo tipo di genere per dedicarsi a uno più consono alla sua età e al suo fisico che ormai non più effetto speciale come ai tempi di Commando. Non ci meraviglieremmo se a breve ritrovassimo Arnold dietro la macchina da presa, a dirigere se stesso, magari alla Clint Eastwood. Ne ha tutte le caratteristiche e le qualità, e potrebbe regalare perle come questo Contagious già lascia intravedere.

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